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Beko, Iveco e le big tech. Fronti aperti e incognite dall’Europa

La crisi infinita del colosso degli elettrodomestici Beko nel Varesotto, le incertezze sul futuro di Iveco, la nuova ondata di...

La crisi infinita del colosso degli elettrodomestici Beko nel Varesotto, le incertezze sul futuro di Iveco, la nuova ondata di tagli nel settore tech a Milano. Situazioni messe sotto i riflettori dalla segretaria generale della Cgil Lombardia Valentina Cappelletti, che guarda all’anno appena iniziato a partire dagli ultimi dati del 2025.

Quale situazione fotografano in Lombardia? “Il dato positivo è il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, con una riduzione del 32,5% delle ore chieste dalle imprese. Al contrario aumentano le ore di cassa integrazione straordinaria che le imprese chiedono per gestire processi di riorganizzazione o crisi, con un incremento del 79%. Su 23 milioni di ore di cassa straordinaria autorizzata in Lombardia, 18 milioni sono legate a contratti di solidarietà. Uno “strumento ponte“ che congela nel periodo indicato la possibilità di operare licenziamenti unilaterali mantenendo invariato l’assetto occupazionale dell’impresa, con vantaggi anche dal punto di vista sindacale”.

Quali sono le crisi aziendali che destano le maggiori preoccupazioni? “La crisi più pesante è quella di Beko, nel Varesotto. C’è preoccupazione anche per Iveco, legata all’indeterminatezza del piano industriale dopo la vendita a Tata Motors. Impatta su Milano la situazione dell’Ilva, perché nella sede in viale Certosa lavorano circa 100 persone. Altre situazioni critiche sono quelle del gruppo Siae, del Nerviano Medical Sciences e di Bayer nella farmaceutica, la vertenza Freudenberg a Rho, legata allo spostamento negli Usa per evitare i dazi”.

A proposito, che effetto stanno avendo i dazi sul sistema produttivo? “Quello di Freudenberg è finora, per fortuna, un caso isolato. Settori come la farmaceutica e i macchinari stanno crescendo, altri soffrono. L’impatto c’è ma finora non è così rilevante. Lo stesso si può dire dell’intelligenza artificiale, che finora non ha provocato una emorragia di posti”.

Quello dell’accesso alla casa resta un nodo irrisolto. Quali soluzioni si potrebbero attuare? “Gli strumenti a disposizione sono pochi e troppo poco finanziati. Per intervenire non basta una misura sola ma bisogna agire sfruttando più leve con una regia pubblica più forte, perché lasciare mano libera all’iniziativa privata ha mostrato tutte le sue evidenti crepe. Una soluzione potrebbe essere un tetto massimo agli incrementi del canone d’affitto. Alcuni strumenti messi in campo da aziende ed enti pubblici mi lasciano invece perplessa. Bandi che, a fronte della difficoltà nel trovare personale, offrono alloggi in affitto a prezzi calmierati ai neoassunti non sono a mio avviso la soluzione. Se uno perde il lavoro, o lo cambia, rischia di rimanere infatti anche senza casa”.

Quali sono le priorità per il prossimo anno? “Il 2026 sarà l’ultimo anno del settennato della programmazione comunitaria, con strumenti come il Fondo europeo di sviluppo regionale. In quello nuovo potrebbero essere messe in campo meno risorse per il sostegno alle imprese, e per questo sarà sempre più urgente avere un chiaro orientamento sulla politica industriale”.

A.G.