“Casa, sanità e stipendi. Ecco le leve per crescita e benessere”
L’errore di questo inizio 2026, che non ci si può permettere, è confondere la sostanziale tenuta con il benessere e il rilancio. La Lombardia continua a correre più di altri, ma corre su un terreno divenuto più instabile: crescita moderata, manifattura sotto pressione, famiglie strette tra costi essenziali e salari che fanno fatica a recuperare. Il lavoro tiene, ma è il lavoro buono — quello che dà futuro — la vera partita. E oggi si gioca su contratti rinnovati, competenze specialistiche, sanità e casa”. Un messaggio lanciato da Fabio Nava, al suo primo anno di mandato da segretario generale della Cisl Lombardia.
Partendo dai dati, che quadro emerge in Lombardia sul fronte economico e occupazionale?
“I dati ci dicono che nel primo trimestre 2025 gli occupati crescono dell’1,6%, il tasso di occupazione arriva al 70% e la disoccupazione scende al 3,1%. Ma nello stesso tempo aumentano le ore autorizzate di cassa integrazione (+19,5%): non è un allarme generalizzato, è un segnale da ascoltare prima che diventi perdita di competenze. Anche la congiuntura conferma un equilibrio fragile”.
Quali sono le sfide da affrontare?
“La sfida non è “resistere”: è trasformare la tenuta in salto di qualità. Prima priorità: far crescere i salari senza bruciare competitività. La via maestra è accelerare i rinnovi contrattuali e rafforzare la contrattazione di secondo livello, legandola a produttività buona, sicurezza, formazione continua e partecipazione nei luoghi di lavoro. Seconda priorità: capitale umano. Dove mancano persone e competenze, anche gli investimenti rallentano. Serve un patto forte tra imprese, scuola, università e Its”.
Il nuovo anno si è aperto con una situazione di crescente instabilità geopolitica. Quali scenari si aprono per il nostro territorio?
“Dentro questo quadro pesano dazi e instabilità geopolitica. La Lombardia è una “regione-mondo”: nel 2024 ha esportato 163,9 miliardi, pari al 26% dell’export italiano. Gli Stati Uniti sono il terzo mercato di destinazione, con 13,7 miliardi e un surplus commerciale di quasi 8,5 miliardi. È un patrimonio, ma ci espone: basta una stretta tariffaria o una nuova frattura globale per colpire filiere intere. Per questo dobbiamo diversificare mercati e rafforzare le catene del valore, ma anche aumentare la resilienza interna”.
Quali leve si potrebbero usare per rendere più attrattiva la Lombardia?
“Dobbiamo spostare l’asticella dalla quantità alla qualità: infrastrutture fisiche e digitali che riducono tempi e costi, burocrazia che diventa servizio con tempi certi, e un ecosistema che trattiene talenti. Qui entrano due nodi sociali che oggi sono anche nodi economici: sanità e casa. Sulla sanità la priorità è misurabile: accesso alle cure, obiettivi pubblici sui tempi d’attesa, più personale, territorio e prevenzione, con risultati e scostamenti pubblici. Sulla casa serve un cambio di scala. Nel primo semestre 2025 le compravendite residenziali sono cresciute del 9,6% e le quotazioni del 4,1%: la casa corre, gli stipendi no. Bisogna aumentare l’offerta “abitabile” per chi lavora: edilizia sociale e convenzionata, recupero dell’esistente e degli alloggi sfitti, accordi per canoni calmierati con garanzie pubbliche”.
Ci sono nuove iniziative che vorrebbe lanciare in questo nuovo anno?
“L’apertura a un Patto sociale annunciata dalla Premier nella conferenza di inizio anno è un segnale importante: ma in Lombardia i segnali devono diventare cantieri. Noi proponiamo un Patto della responsabilità declinato sul territorio, a livello regionale e provinciale, con obiettivi misurabili: più contrattazione di qualità, più formazione continua, più sicurezza, e politiche industriali che premino chi investe davvero in lavoro buono. Perché le transizioni e la geopolitica si governano solo con piani industriali solidi, tutela dell’occupazione e scelte trasparenti. E lo stesso vale per sanità e casa”.
Andrea Gianni