La flessione rallenta perché il Made in Italy è sempre più resiliente
Sostenibilità, digitalizzazione e internazionalizzazione. Sono le tre stelle polari che guidano il mandato di Giovanna Ceolini al vertice di Assocalzaturifici.
Presidente, la situazione attuale del mondo calzaturiero?
“Il settore lancia segnali di progressiva stabilizzazione in un contesto macroeconomico globale ancora incerto. Secondo l’indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, i primi nove mesi del 2025 descrivono un comparto che, pur ancora in territorio negativo (-4,1% i ricavi nel campione di Associati su gennaio-settembre 2024), vede un’importante attenuazione della flessione: il terzo trimestre ha registrato un calo tendenziale del fatturato del -0,9%, un dato sensibilmente migliore rispetto alle pesanti contrazioni sperimentate nella prima metà dell’anno. Sebbene si rilevino performance aziendali disomogenee, con diverse realtà ancora in sofferenza, la flessione contenuta attesa nel fatturato in chiusura d’anno (stimato a 12,8 miliardi di euro), conferma la resilienza del Made in Italy”.
Qual è stato l’impatto dei dazi?
“Il mercato statunitense resta sotto osservazione. Ha chiuso gli otto mesi del 2025 con un aumento in valore del 2,9% a fronte di un calo nelle quantità (-4,2%). Il comparto valuta con cautela l’impatto dei dazi fissati dall’accordo Usa-Ue: se agosto ha segnato un poco confortante -17,8% in valore, i dati preliminari di settembre mostrano una reattività per certi versi inattesa. Ad oggi, il 55% degli operatori associati che esportano negli Usa giudica gli effetti dei dazi “non irrilevanti”, con punte di forte criticità per un’azienda su cinque. Ma per avere un quadro più significativo bisognerà attendere i risultati dei prossimi mesi”.
A questo punto quali sono i mercati più interessanti per l’export del Made in Italy?
“I dati dell’export indicano nei primi 8 mesi del 2025 una lieve diminuzione in termini di valore (-1,3%) e recupero invece in volume (+4,3%), con conseguente flessione del -5,3% (a 58,58 euro al paio) nei prezzi medi. Sono stati venduti all’estero 131,8 milioni di paia per un valore di 7,72 miliardi di euro. Come già nella prima metà dell’anno, l’interscambio verso i partner dell’Unione Europea è risultato in crescita (sia in valore, +2,2%, che in volume, +7,6%), a differenza delle vendite nei mercati extra-UE. Tra i Paesi europei, la Germania mostra una dinamica promettente (+6% in valore con un +10% in volume). Nella top20 ribadiscono il momento positivo – con aumenti sia nelle paia che nei valori – Spagna, Polonia, Belgio, Austria e Grecia. Altri segnali positivi dal Medio Oriente (cresciuto del +13% in valore grazie al +20% degli Emirati Arabi), Turchia (+17%) e Messico (+23,6%)”.
Con quali numeri si è chiuso il 2025?
“Le proiezioni a consuntivo 2025 indicano un fatturato settoriale inferiore di 409 milioni di euro rispetto all’anno precedente, in contrazione del 3,1%: risultato decisamente meno pesante rispetto alla chiusura 2024. In parallelo, le importazioni sono cresciute del 12,8% in quantità (271,6 milioni di paia): dinamica legata non ai consumi interni – piatti – ma al potenziamento dei flussi logistici per la riesportazione, specie nello sportswear. Sul fronte interno, gli acquisti delle famiglie italiane nei primi 9 mesi hanno recuperato il gap col 2024, pareggiandone i livelli, solo grazie a un terzo trimestre positivo (+2% in quantità); restano però ancora distanti dal pre-Covid (-7,7%). La produzione industriale sconta ancora le difficoltà della prima parte dell’anno, con indice Istat a -8,5% nei primi 9 mesi. Il lungo periodo di congiuntura sfavorevole ha lasciato strascichi sulla demografia d’impresa, con un calo a fine settembre del 3,4% nel numero di calzaturifici attivi e del -2,3% negli addetti rispetto al consuntivo 2024, tra industria e artigianato. Tuttavia, segnali di normalizzazione arrivano dalla Cassa Integrazione: dopo l’impennata del primo trimestre (+66%), le ore autorizzate nella filiera pelle sono diminuite del -20% nelle due frazioni successive, per un complessivo +2,5% nel cumulato a 9 mesi.
Numeri e prospettive per il 2026?
“La congiuntura attuale non permette di lanciarsi in previsioni a lungo termine. Nonostante l’assenza di miglioramenti significativi negli scenari internazionali, la capacità delle nostre imprese di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, è la chiave del 2026. Al di là dei numeri la visione futura di Assocalzaturifici è sintetizzata nel “Piano Italia 2030”, progetto ambizioso, analizzato da KPMG, lanciato per trasformare il comparto calzaturiero da settore tradizionale ad asset strategico dell’economia nazionale. Nell’analisi sono emersi quattro pilastri decisivi: Visione, sfide, game changer e priorità. La strategia si articola in sei azioni, definite “ragioni per il successo futuro”: Agire e pianificare in ottica di sistema, non da soli; Fare leva sulle nuove tecnologie; Ripensare i modelli organizzativi; Crescere esportando valore; Valorizzare il Made in Italy e Innovare il modello di business Il Piano Italia 2030 non è solo una strategia di sopravvivenza, ma un progetto internazionale, di trasformazione, che punta a fare del settore calzaturiero italiano un modello di eccellenza mondiale”.