“Una crescita col contagocce. Subito interventi per sostenere la competitività”
QUALI PROSPETTIVE per l’industria toscana in questo inizio del 2026? Ne parliamo con il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi.
Presidente Bigazzi, quale è lo stato di salute dell’industria toscana?
“Abbiamo davanti tempi molto incerti: è la fase più delicata degli ultimi trent’anni. Dopo la ripresa post-pandemia, l’economia regionale ha subìto un rallentamento progressivo, che riflette il quadro nazionale e internazionale. Hanno pesato la crisi energetica, l’inflazione, le politiche monetarie restrittive. Tensioni geopolitiche e dazi incidono sulle scelte delle imprese. Torna debole la fiducia delle famiglie che riduce le attese sui consumi. Ma pesa anche l’assenza di una politica industriale in grado di bilanciare questo pesante quadro macroeconomico”.
Quindi cosa possiamo aspettarci per il 2026?
“Una crescita molto contenuta e nessuna vera ripresa. I dati dicono che la Toscana nel 2025 è cresciuta poco e continuerà a farlo anche nel 2026 con lo stesso ritmo. E l’incertezza rischia di frenare investimenti e produzione industriale. Il manifatturiero prosegue il rallentamento avviato nell’autunno del 2022 e proseguito negli anni successivi. E anche l’export, da sempre un traino per il nostro sviluppo, ha confermato un quadro di preoccupazione nei primi 9 mesi del 2025. Siamo ancora su variazioni positive (+20%); ma nel dettaglio, troviamo che, al netto della farmaceutica e dei metalli preziosi, il manifatturiero flette del -7,8%”.
Quali sono i settori più in difficoltà?
“Il sistema moda sta confermando fortissime difficoltà, con effetti pesanti su produzione e occupazione. Tengono meglio altri comparti, ma il quadro resta fragile”.
Però il lavoro fino ad ora ha retto?
“L’occupazione ha retto fino al 2024, ma dallo scorso anno stanno emergendo segnali di rallentamento. E l’industria è il settore più esposto. Cresce il ricorso alla cassa integrazione, soprattutto nella moda. È un campanello d’allarme, che non dobbiamo sottovalutare”.
Stanno finendo gli effetti del PNRR?
“Certamente, come, peraltro, era previsto. Il PNRR è stato un booster per gli investimenti; senza PNRR oggi saremmo in stagnazione. Le risorse disponibili rimangono consistenti, ma gli impegni di spesa si stabilizzano e i tassi di crescita si stanno riducendo”.
Quanto pesa il costo dell’energia sulla competitività?
“Troppo: i prezzi di gas e petrolio sono scesi, ma il costo dell’elettricità per le imprese resta nettamente più alto rispetto a tutti i nostri competitors. È un gap strutturale per il nostro sistema industriale e un salasso per i cittadini”.
È per questo che siete favorevoli alla permanenza del rigassificatore a Piombino?
“E’ fondamentale diversificare le fonti approvvigionamento. E in quest’ottica è importante anche la nave rigassificatrice di Piombino. Vanno, però, anche completate tutte quelle infrastrutture funzionali agli insediamenti industriali e allo sviluppo del porto, entrambi strategici per il rilancio industriale della costa toscana”.
Avete incontrato il presidente Giani dopo la sua rielezione?
“Sì. E gli abbiamo ribadito che la reindustrializzazione deve essere al centro dell’agenda dei prossimi. Servono politiche industriali vere, un utilizzo più efficace dei fondi europei e interventi su alcuni fattori di competitività: energia, infrastrutture, semplificazione, formazione. Senza industria non c’è Toscana. Per questo abbiamo proposto un Patto per la crescita e il lavoro che metta in campo le competenze e le approfondite conoscenze di settori, territorio e ambiti di intervento di tutte le forze sociali toscane, necessari per un piano di reindustrializzazione. Non c’è tempo da perdere: senza una buona politica industriale si mette a rischio la tenuta dei territori, a partire da quella sociale”.