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La ricetta della Uil: “Certezza del lavoro e partecipazione”

Il 2026 sarà un anno di svolta per la Uil dell’Umbria, che andrà a congresso dopo il rinnovo degli organismi...

Il 2026 sarà un anno di svolta per la Uil dell’Umbria, che andrà a congresso dopo il rinnovo degli organismi direttivi di tutte le categorie. Un anno di profondo cambiamento, in un contesto internazionale incerto e con una situazione nazionale dove la ripresa che si respira sembra affogata da inflazione e tasse. Maurizio Molinari è il segretario generale della Uil Umbria e si avvia alla ricandidatura, dopo aver guidato la Confederazione regionale nel suo primo mandato, dopo un lungo trascorso nella Funzione pubblica.

Molinari, è ancora utile un sindacato?

“In una congiuntura internazionale come questa direi che un sindacato è fondamentale. Serve a contrastare abusi e prepotenze come quelle che troppo spesso ci troviamo a vivere. E’ inaccettabile, nel 2026, che i lavoratori e le lavoratrici si trovino a dover combattere per il proprio impiego ad ogni cambio di appalto. Il sindacato serve a mantenere la dignità di ciascuno e a rimettere al centro la contrattazione. Non è di certo facile ma la Uil è in prima linea in questa battaglia”.

La sanità, in Umbria come nel resto d’Italia, in questi anni, è stata la madre di tutte le battaglie. A che punto siamo?

“Negli ospedali mancano i medici e spesso è anche carente l’organizzazione con cui i professionisti sono costretti a lavorare. La mancanza di personale si ripercuote sul cittadino ma anche sui lavoratori stessi, costretti spesso a fare i conti con la frustrazione dell’utenza. Si sta lavorando, in Umbria, al nuovo Piano sociosanitario; la bozza che abbiamo visto è positiva, è il momento di passare dalle parole ai fatti. Servono scelte concrete, perché l’Umbria merita uno scatto in avanti. Noi siamo pronti a confrontarci con trasparenza e chiarezza con la presidente della Regione Stefania Proietti e con la direttrice regionale Daniela Donetti, nella differenza del ruolo ma con lo stesso fine, quello di assicurare all’Umbria e agli umbri un diritto alla cura efficiente e accessibile”.

Quali saranno le principali vertenze del 2026?

“La qualità del lavoro deve migliorare, senza alcun dubbio. Per questo guardiamo con fiducia al percorso che si è innestato in Assemblea legislativa grazie al nostro protocollo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, che servirà per aggiornare la legge del 2024 sulla cooperazione. La fine del Pnrr metterà alla prova il settore delle costruzioni e dovremo stare molto attenti a far sì che non siano i lavoratori a pagare il prezzo di questo cambiamento. Siamo molto attenti anche a quello che si verificherà sul fronte del Tpl con la gara d’appalto per la gestione del servizio”.

Diversi i fronti aperti, come si potrà incidere?

“Con la partecipazione. Abbiamo chiesto più volte, e torniamo a chiedere, un tavolo di partecipazione e ascolto permanente con le Istituzioni, in primis con la Regione. Serve un luogo ufficiale, stabile e concreto in cui confrontarsi con le Istituzioni in maniera trasparente sui temi e sui dossier che, di volta in volta, vengono aperti. Un ‘Tavolo permanente’ che dovrà essere aperto anche alle associazioni datoriali per mettere a fuoco priorità, strategie e un chiaro percorso di riforme necessarie per snellire burocrazia, ma anche per tutelare lavoro e lavoratori. Da parte nostra non ci sono nemici o avversari. Noi siamo abituati a confrontarci con tutti, laddove necessario, per ottenere il massimo per lavoratori e lavoratrici, senza alcun tipo di ideologia precostituita. Ci aspettiamo che anche chi si confronta con noi, faccia lo stesso, con il massimo del pragmatismo”.

In un mondo che è sempre di più basato sulla contrapposizione, come si colloca la Uil?

“Siamo perfettamente in linea con il nostro segretario generale Pierpaolo Bombardieri che richiama al pragmatismo, rigettando l’ideologia. Lo abbiamo visto con la manovra fiscale del Governo nazionale: abbiamo apprezzato l’estensione e la detassazione degli aumenti contrattuali, arrivato dopo anni delle nostre battaglie. Ci siamo convintamente opposti, invece al colpo di mano che si è tentato in Commissione, con l’approvazione di un articolo che sanciva come, anche quando un giudice accerta la retribuzione non conforme all’articolo 36 della Costituzione, si poteva negare il riconoscimento delle differenze retributive maturate prima della proposizione del ricorso”.