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“Il 2026 anno cruciale: riorganizzazione o ridimensionamento”

PRESIDENTE BARTOLINI, quali le principali criticità del settore agricolo in Umbria? "Il settore agricolo umbro vive una difficoltà che non...
di Stefano Cinaglia

PRESIDENTE BARTOLINI, quali le principali criticità del settore agricolo in Umbria? “Il settore agricolo umbro vive una difficoltà che non è più solo congiunturale, ma strutturale. Da un lato pesano fattori esterni come l’aumento dei costi di produzione, l’instabilità dei mercati, gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, danni da selvatici. Dall’altro lato emergono fragilità interne con un sistema regionale agricolo che fatica a fare massa critica e con scarsa integrazione tra produzione, trasformazione e commercializzazione. Quindi una burocrazia complessa e una politica regionale che fatica a tradurre gli obiettivi di sostenibilità in reale sostenibilità economica per le imprese. Il rischio è che molte aziende, soprattutto piccole e medie, non riescano a reggere nel medio periodo”.

Quali i punti di forza? “L’Umbria dispone di un patrimonio agricolo straordinario. Qualità delle produzioni, biodiversità, saperi tradizionali e un’immagine di Cuore Verde rappresentano un vantaggio competitivo reale. Abbiamo filiere che, se organizzate, possono generare valore: dal tabacco all’olivicoltura, dalla zootecnia estensiva ed il vino alle produzioni cerealicole di qualità, senza dimenticare la multifunzionalità e l’agricoltura sociale. Un altro punto di forza è la crescente attenzione dei cittadini-consumatori verso l’origine del cibo.

Che prospettive ci sono per il 2026? “E’ un anno cruciale. O il settore agricolo umbro avvia una fase di riorganizzazione profonda, oppure rischia un ulteriore ridimensionamento. Le prospettive dipenderanno dalla capacità di costruire ecosistemi equi tra gli attori e di utilizzare in modo efficace le risorse della Pac e del Csr. Vedo opportunità concrete nello sviluppo di modelli cooperativi evoluti, nelle comunità del cibo e in un rapporto più maturo con la grande distribuzione”.

Quali le priorità del settore? “La prima è la redditività delle imprese. Senza reddito non c’è sostenibilità, né ambientale, né sociale. La seconda è la cultura della collaborazione per superare l’isolamento delle aziende e costruire strumenti collettivi capaci di governare produzione, trasformazione e mercato. La terza è il ricambio generazionale, che non è solo una questione anagrafica ma di competenze”.

Cosa ne pensa del Mercosur? “L’accordo Mercosur pone questioni molto serie per l’agricoltura europea e italiana. Non si tratta di essere aprioristicamente contrari al commercio internazionale, ma di pretendere regole eque. L’accordo rischia di comprimere i prezzi, penalizzare il reddito agricolo e svuotare di senso le politiche europee sulla sostenibilità“.

Stefano Cinaglia