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Il 2026 è un anno tutto da decifrare

di Matteo Naccari

Il 2025 è andato in archivio in Emilia-Romagna con un Pil (la ricchezza prodotta) in aumento dello 0,6%, con una previsione di crescita per il 2026 dello 0,9%. E’ stato certificato, come ogni anno, dal rapporto firmato da Regione e Unioncamere. Tradotto: è tutto quasi fermo. Senza dubbio sulla situazione pesano l’incertezza provocata dalle crisi internazionali – come le guerre, non solo in Europa -, le ricadute sull’export dei dazi americani, i problemi di un mercato enorme come quello cinese, però lo scenario è sempre lo stesso da troppo tempo: dallo zerovirgola non ci si sposta.

L’Emilia-Romagna, va detto, resta tra le regioni più ricche d’Italia, con un’industria importante, un turismo di primo piano e una ricchezza accumulata in passato che ha permesso di attutire i colpi di tante crisi, però le prospettive sono dure. Il metalmeccanico arranca, la moda e il tessile sono in profonda trasformazione e difficoltà, mancano infrastrutture che possano aiutare a creare un ecosistema fertile per le imprese, il turismo ha mostrato rughe e ritardi, ad esempio sul rinnovo delle strutture di accoglienza. Ci sono imprese importanti, gioiellini nell’automotive e nel packaging, mentre grosse multinazionali hanno puntato su questa parte d’Italia, però in qualche modo bisogna muoversi per evitare che lo zerovirgola sia la normalità. Occorre guardare avanti, trasformandosi anche, con la regia della Regione e delle amministrazioni più illuminate.

Le idee possono essere diverse: da investimenti pesanti nelle infrastrutture, dalle strade agli aeroporti e alle ferrovie. E poi occorre dare una mano al turismo e offrire prospettive ai giovani, la possibilità a chi si laurea o si specializza qui di trovare condizioni per restare e quindi case a prezzi abbordabili, servizi per le famiglie, stipendi dignitosi. E’ così che si costruisce un futuro. Sperando così che quel Pil salga in maniera robusta. E lo stesso vale anche per le Marche, dove sì l’industria ha dato segnali di ripresa, ma dove i nodi da sciogliere restano tanti: il distretto del bianco arranca, il turismo tira ma non troppo e intere zone restano ancora ferite dal terremoto e prive di collegamenti. Insomma, c’è tanto da fare. Anche perché, appunto, tra crisi internazionali, dazi, un’Europa che politicamente perde peso, il contesto è complicato. E il 2026 è tutto da decifrare.