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“Turismo e cultura sono cruciali. Confcooperative può fare tanto”

CONFCOOPERATIVE Marche nel 2025 ha compiuto cinquant’anni di attività e raggruppa imprese cooperative nell’agricoltura, nella pesca, nel turismo, nella cultura...
di Nicholas Masetti

CONFCOOPERATIVE Marche nel 2025 ha compiuto cinquant’anni di attività e raggruppa imprese cooperative nell’agricoltura, nella pesca, nel turismo, nella cultura e nella solidarietà. E ancora, nella produzione lavoro e servizi, nella cooperazione di comunità, nelle cooperative energetiche e nell’housing sociale. Oggi, l’associazione rappresenta 356 cooperative aderenti per un totale di 86.449 soci e 13.522 occupati. Il fatturato totale realizzato dai soci nell’anno appena terminato è stimabile intorno ai 2 miliardi di euro.

Presidente Massimo Stronati, com’è andato il 2025 per le vostre cooperative aderenti?

“Dal punto di vista economico l’anno concluso si è portato dietro problemi irrisolti, dal costo della vita all’inflazione fino alle multe dell’Unione europea e i dazi Trumpiani. Ci sono state quindi molte incertezze che anche in una regione piccola come le Marche hanno avuto la loro incidenza. Nonostante ciò le cooperative hanno dato ancora una volta grande prova di tenuta, sia rispetto all’occupazione, sia per quanto concerne i mercati”.

I settori dell’agricoltura e delle pesca come stanno?

“La pesca ormai da anni è oggetto di riforme, contrazioni, divisioni. Le cooperative della pesca rappresentano una parte fondamentale della nostra organizzazione perché sono la storia. Al nostro interno abbiamo cooperative che lavorano da un secolo. I problemi della pesca non sono soltanto i temi legati alle vongolare e il dibattito sulle zone di pesca, ma dipendono anche delle direttive comunitarie che vengono poi recepite nel nostro paese. Diciamo che i problemi ci sono, ma la regione ci sta ascoltando. Siamo in condizione di dare delle proposte sia a livello marchigiano che rispetto al sistema pesca della cooperazione italiana. Per quanto riguarda l’agricoltura e l’agroalimentare, il nostro impegno sul biologico e sulle filiere è forte. Dobbiamo andare avanti con la tracciabilità dei prodotti e soprattutto con l’innovazione; il che significa investire nella formazione dei lavoratori e soprattutto anche la ricerca di nuovi mercati attraverso l’internazionalizzazione.

Sul fronte del turismo, vediamo come anche la Regione e il presidente Francesco Acquaroli abbiano investito tanto sulla promozione del brand Marche. Cosa e come si può fare di più? Cosa chiedono maggiormente le cooperative operanti nel settore? Le Marche sono anche un’eccellenza italiana della cultura. Ma dove si può migliorare?

“Il turismo e la cultura sono fondamentali per la nostra regione. La politica della valorizzazione dei piccoli borghi attraverso il grande sforzo compiuto della Regione per far conoscere le Marche nel mondo e quindi per catturare nuovi turisti è importante. Però, per far arrivare il turismo internazionale, ci vogliono le strutture: reti e sistemi di reti efficaci. Qui la cooperazione può dare tanto, sia per la valorizzazione dei luoghi, sia attraverso le cooperative di comunità che possono dare una grande mano nella riscoperta degli itinerari turistici nei piccoli centri. Inoltre, serve una spinta nell’infrastrutturazione dei servizi lungo la costa e nei posti turistici più blasonati”.

Come Confcooperative quali azioni avete messo in campo per il 2025 e quali obiettivi vi siete posti per il 2026?

“Occorre grande concentrazione rispetto alle azioni sulla formazione e sulle nuove frontiere, digitalizzazione in primis; poi, una politica di genere per l’imprenditoria femminile e la valorizzazione dei giovani. Con la Regione stiamo studiando un grande progetto che coinvolge l’Università di Ancona e i giovani per la formazione. Un vero e proprio corso di perfezionamento per neolaureati, per introdurli nella cooperazione. Poi oltre a questo, logicamente serve un migliore accesso al credito e all’internazionalizzazione, o comunque alla commercializzazione dei prodotti delle cooperative”.

Un mese fa avete festeggiato i 50 anni di Confcooperative Marche. Un grande risultato. La cooperazione che valori ha per l’economia e su quali principi si fonda?

“Il 50esimo anno di attività ci ha dato una grande forza per ribadire il ruolo che ha avuto l’organizzazione in questi anni, ma rappresenta anche una grande leva per tornare a sperare in un futuro dove ci sia veramente più cooperazione. Ci vuole anche un modo nuovo di esprimere la rappresentanza e innovarla. Nel nostro piccolo in questi anni abbiamo dato dei segnali molto significativi sui modelli di aggregazione. In ogni settore dell’economia e del sociale la cooperazione si è sempre rivelata un sistema organizzativo vincente perché mette al centro il lavoro, lo difende e tutela il suo valore”.