“Il radicamento nel territorio un ’antidoto’ all’incertezza”
“L’UTILE è al servizio della crescita della cooperativa e dei suoi soci: questo il messaggio più forte che viene dalla cooperazione”. Daniele Montroni è presidente di Legacoop Emilia-Romagna, associazione che rappresenta circa 1.000 cooperative, con un valore della produzione di 31,7 miliardi di euro, 161.000 dipendenti e oltre 2,7 milioni di soci. Considerando anche le imprese controllate, il valore sale a 56 miliardi di euro, il 17,9% dell’economia regionale.
Presidente Montroni, l’Emilia-Romagna è spesso indicata come uno dei motori economici del Paese. Che ruolo giocano oggi le cooperative in questo modello di sviluppo e perché continuano a rappresentarne un punto di forza?
“La cooperazione è un punto di forza perché le cooperative sono un modello d’impresa inclusivo, capace di creare coesione sociale. Mettere al centro le persone e le relazioni genera valore economico duraturo. Gli studi di Unioncamere evidenziano come il capitale relazionale sia un fattore decisivo per sostenere una crescita di qualità, soprattutto in contesti territoriali avanzati come quello emiliano-romagnolo”.
In un contesto segnato da incertezza geopolitica, inflazione e transizione energetica, quali sono le principali sfide che le imprese cooperative stanno affrontando?
“L’incertezza condiziona le scelte strategiche e i piani di investimento e rende più difficile la crescita della produttività. In Italia e nella nostra regione si registra negli ultimi trent’anni un incremento medio annuo dello 0,2%, molto inferiore alla media UE dell’1,2% (fonte: Cnel). Le sfide principali riguardano l’innovazione di prodotto e di processo, gli investimenti nelle filiere e nella formazione delle competenze per colmare il gap digitale che separa l’Italia dalla media europea. Sarà inoltre decisivo cogliere le opportunità offerte dal Tecnopolo, rafforzando il trasferimento tecnologico”.
La cooperazione è storicamente legata al territorio. Come si coniugano oggi radicamento locale e competitività sui mercati?
“Il radicamento territoriale non è un ostacolo all’internazionalizzazione, anzi. Fare impresa mettendo al centro persone e bisogni dei territori consente di sviluppare una visione di lungo periodo, orientata a creare valore anche per le generazioni future, nel rispetto del principio di intergenerazionalità che caratterizza il modello cooperativo. Ad esempio, attraverso la cooperazione di abitanti stiamo progettando soluzioni innovative per rispondere all’emergenza casa”.
Il tema del lavoro resta centrale. In cosa il modello cooperativo fa la differenza?
“A qualità dell’occupazione, sicurezza e welfare aziendale si affianca il valore della conoscenza. Sono i pilastri del mutualismo. La differenza del modello cooperativo si fonda su tre elementi, richiamati anche nella Raccomandazione del Consiglio Europeo sull’Economia Sociale: il primato delle persone, il reinvestimento degli utili nella cooperativa e una governance democratica”.
Sostenibilità ambientale e responsabilità sociale: come si muovono le cooperative dell’Emilia-Romagna?
“L’impegno si sviluppa su due direttrici principali. La prima riguarda investimenti in innovazione ambientale, tracciabilità agroalimentare, produzione di energia da fonti rinnovabili e comunità energetiche. La seconda è l’attenzione al territorio, con il sostegno a progetti che migliorano la qualità della vita e favoriscono integrazione e coesione sociale”.
Il ricambio generazionale è una sfida cruciale. Quali strumenti mette in campo Legacoop?
“Puntiamo molto sull’alta formazione, con percorsi finalizzati sia allo sviluppo delle competenze individuali sia alla preparazione dei soci, il bacino naturale da cui si selezionano i consigli di amministrazione, all’assunzione di ruoli di responsabilità nella governance delle cooperative. Abbiamo creato una community manager cooperativi, un luogo di confronto su progetti e valori, scambio e crescita: uno spazio informale, stimolante per i giovani, nato con l’obiettivo di valorizzare le specificità del manager cooperativo”.
Guardando al futuro, quale messaggio lancia alle cooperative e a chi guarda a questo modello?
“A sei anni dal lockdown viviamo ancora una fase di incertezza. In questo periodo la cooperazione ha saputo crescere e continuare a investire perché al centro della visione ci sono le persone e non la remunerazione del capitale. L’utile è al servizio della crescita della cooperativa e dei suoi soci: questo il messaggio più forte che viene dalla cooperazione”.