Mercosur? Frutto dell’Ue dei tecnocrati senza visione
Mercosur, cibi sintetici, export, salute dei cittadini. Il mondo dell’agricoltura ha un ruolo centrale, anche se troppo spesso “invisibile“ nel mondo moderno. Ne parliamo con Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, crocevia di storie e interessi degli imprenditori del settore.
Presidente, l’accordo Mercosur è stato molto contestato dagli agricoltori, lombardi e più in generale italiani oltre che francesi. Come mai? Quali rischi stiamo correndo in termini di aziende, posti di lavoro e qualità del cibo nel piatto?
“Questo accordo nasce da una scelta politica profondamente sbagliata, che si inserisce nella deriva di un’Europa sempre più distante dai territori produttivi e sempre più in mano a tecnocrati senza visione politica. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen sta portando avanti una follia: sacrificare l’agricoltura europea e lombarda sull’altare di accordi commerciali privi di reciprocità. Noi siamo favorevoli agli accordi commerciali, purché sia presente il principio di reciprocità: le stesse regole di produzione europee devono valere per chi vuole far entrare i propri prodotti in Ue.
La Lombardia è la prima regione agricola italiana con un valore della produzione agro industriale di quasi 18 miliardi di euro e migliaia di aziende zootecniche e agroalimentari ad alta intensità di lavoro. Col Mercosur si mettono a rischio filiere strategiche come carne bovina, settore avicolo, mais e riso, esponendole alla concorrenza di prodotti ottenuti con pesticidi vietati e standard ambientali e sanitari che in Europa non sarebbero mai consentiti. Ciò significa meno aziende, meno occupazione e un abbassamento della qualità del cibo sulle tavole dei cittadini. Abbiamo chiesto più controlli alle frontiere: oggi solo il 3% degli alimenti che entrano in Europa da fuori viene controllato. Numero che da solo spiega i pericoli che corriamo”.
Se e come hanno pesato i dazi americani sul settore, e in particolare sulla Lombardia.
“I dazi americani hanno avuto un impatto significativo sull’agroalimentare italiano e lombardo, colpendo in particolare le produzioni a maggiore valore aggiunto. La Lombardia è la prima regione esportatrice di agroalimentare, con un valore che supera i 10 miliardi di euro, e gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati. Formaggi Dop come Grana Padano e Gorgonzola, salumi e vini hanno subito rallentamenti, aumenti di prezzo con rischio di perdita di competitività. Anche quando i dazi non sono stati applicati direttamente, il clima di incertezza ha favorito prodotti concorrenti. È evidente che ogni barriera commerciale si traduce in meno reddito per le imprese agricole e in un vantaggio per chi non rispetta le nostre regole. I dazi li pagano i cittadini americani e le nostre imprese, come abbiamo sostenuto subito: sono un’altra colpa grave della Von der Leyen, che ha condotto le trattative in modo pessimo”.
Nell’ultima Finanziaria ci sono abbastanza risorse per il settore?
“Abbiamo confermato il taglio delle tasse sugli agricoltori, l’agevolazione sul gasolio, misure fondamentali per abbattere i costi di produzione e aumentare la marginalità delle imprese agricole. Al Sud viene mantenuta la Zes e avevamo chiesto uno sforzo in più sulla 4.0 per il nostro settore. In Lombardia i costi di produzione, in primis per energia e mangimi, hanno pesato molto sulla redditività delle aziende, soprattutto zootecniche. C’è stato ascolto su singoli provvedimenti e noi portiamo avanti una strategia complessiva che riconosca all’agricoltura un ruolo centrale. Nel 2026 abbiamo l’obiettivo di mobilitarci in tutte le regioni per un profondo lavoro di semplificazione e di taglio della burocrazia che grava come un dazio occulto sulle nostre aziende”.
L’impatto e le applicazioni presenti e future dell’Intelligenza Artificiale sui campi?
“Noi crediamo nell’innovazione. Lo dicono i numeri: negli ultimi 10 anni gli investimenti delle imprese in digitale e nuove tecnologie è cresciuto del 2200%, superando i 2,3 miliardi. L’Intelligenza Artificiale può rappresentare una leva importante anche per l’agricoltura lombarda, dove molte aziende stanno già investendo in agricoltura di precisione, gestione dei dati e automazione. Può contribuire a ottimizzare l’uso di acqua e ridurre quello di fitofarmaci, migliorare la gestione delle stalle e aumentare la sostenibilità ambientale. Come Coldiretti stiamo lavorando molto per trasferire innovazione utile alle imprese. Basti pensare al via libera all’uso dei droni per effettuare i trattamenti inserito nel Dl Semplificazioni grazie al nostro impegno, con un impatto importante già dalla prossima campagna, soprattutto per aree montane e collinari. Ma siamo consapevoli dei rischi e dei limiti che servono, siamo contro un modello che spinge alla sostituzione dell’uomo e alla riduzione della libertà delle persone. Forse viene sottovalutato il rischio per la democrazia”.
Continua a consolidarsi il ritorno di tanti giovani alle imprese tradizionali agricole?
“In Lombardia il numero di imprese agricole giovanili è tra i più alti d’Italia, con migliaia di aziende guidate da under 35, orientate a innovazione, multifunzionalità e qualità. Tuttavia, questo ritorno non è strutturale. L’accesso alla terra, che in Lombardia ha valori elevati, e la difficoltà di accesso al credito restano ostacoli enormi. Senza politiche mirate e una burocrazia più snella, il rischio è che molte esperienze positive non riescano a consolidarsi. Lavoriamo per dar reddito e dignità a giovani che garantiscono cibo naturale, sano e locale”.
“Italian sounding“ all’estero. La situazione è migliorata? I danni alle nostre produzioni?
“L’Italian sounding continua a colpire duro anche le produzioni lombarde, dai formaggi e dai salumi, tra i più imitati al mondo. Il danno è 120 miliardi di euro a livello globale e sottrae risorse preziose alle nostre imprese. Non si registrano miglioramenti. Anzi nei mercati extra Ue le imitazioni crescono. Serve una difesa più incisiva delle denominazioni e una battaglia politica molto decisa”.
Come guarda al futuro il mondo agricolo?
“Il 2026 sarà un passaggio importante. Le scelte europee stanno andando nella direzione opposta rispetto alle esigenze del settore. Non possiamo rassegnarci al taglio di 90 miliardi di euro alla Pac, sarebbero 9 miliardi in meno per l’agricoltura italiana. Fondi che la presidente Von der Leyen vuol destinare alla produzione di bombe e carri armati tedeschi. Noi non ci stiamo! Ridurre le risorse significa colpire il reddito degli agricoltori, indebolire la produzione, mettere a rischio la sicurezza alimentare. È il segno di un’Europa guidata da tecnocrati che non conoscono la realtà dei campi. Coldiretti continuea a mobilitarsi perché l’agricoltura sia considerata un settore chiave: per questo che stiamo portando avanti un’interlocuzione costante con la premier Meloni e il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, nella consapevolezza che solo attraverso un’azione importante del Governo e di altri Stati membri nei confronti della Commissione si potranni recuperare risorse. Ci aspettiamo crescita se l’Europa avrà coraggio permettendo alle aziende di essere più competitive rispetto a giganti come Usa e Cina dove si continua a investire rispetto ai tagli che invece prevede l’Europa”.