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Si punti sulla qualità. La tecnologia aiuta ma non sostituisce il capitale umano

L’agricoltura oggi? "Vive una fase importante e delicata". Il processo di transizione tecnologica e scientifica per adattare le colture...
di Chiara Arcesi

L’agricoltura oggi? “Vive una fase importante e delicata”. Il processo di transizione tecnologica e scientifica per adattare le colture alle nuove sfide climatiche, da un lato. L’allargamento dei mercati internazionali che richiede regole chiare e valide per tutti, dall’altro. A offrire la propria visione sul mondo agricolo è Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia, organizzazione di rappresentanza e tutela delle imprese agricole lombarde, che ha aderito alla manifestazione promossa dall’organizzazione degli agricoltori francesi (FNSEA) il 20 gennaio a Strasburgo contro l’attuale accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur.

Qual è lo stato di salute del settore agricolo lombardo? “Nel 2025 abbiamo registrato un andamento positivo di alcuni settori, ma altri hanno iniziato ad avvertire problematiche”.

Quali? “Tra i settori che hanno registrato buoni risultati economici nel 2025 c’é quello del latte: un prodotto clou in Lombardia, dato che qui si produce circa il 45% del totale italiano grazie al traino di eccellenze assolute quali il grana e il Parmigiano reggiano, e altri prodotti DOP come taleggio e gorgonzola, oltre che, più in generale, del gradimento verso i formaggi da banco. Però, già da settembre del 2025, la situazione ha cominciato a peggiorare…”.

Perché? “Altri Paesi del Nord Europa hanno cominciato a produrre più latte, con punte di incremento fino al 5-6%, aumentando le esportazioni. La stessa situazione si è verificata negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Sud America. Questa sovraproduzione, ottenuta non sempre rispettando gli standard che abbiamo in Unione Europea, ha comportato una riduzione del prezzo e una concorrenza sleale a discapito dei nostri produttori”.

Passiamo al fronte caldo dell’accordo UE-Mercosur con i dazi ridotti in modo reciproco. Quali saranno gli impatti sul mondo agricolo italiano e in particolare lombardo? “Senza garanzie per il principio di reciprocità, il settore agricolo europeo si troverà ad affrontare la concorrenza sleale di produzioni sottoposte a standard qualitativi e ambientali molto meno rigorosi. Per questo chiediamo che chi voglia esportare verso l’Unione Europea rispetti le stesse, identiche regole produttive, ambientali dei nostri agricoltori. Quello con il Mercosur è un accordo che, al netto del comparto del vino, è sbilanciato a favore dei produttori sudamericani”.

Si crea, dunque, un problema anche di garanzie sulla tutela dei prodotti e della salute del consumatore italiano? “Sì. Nei Paesi del Mercosur, ad esempio, sono autorizzati principi attivi vietati in Europa. Per questo motivo, come Confagricoltura siamo stati a Strasburgo con il Copa-Cogeca e le altre organizzazioni europee, per un accordo che preveda meccanismi efficaci e tempestivi di tutela delle aziende, della produzione agricola italiana ed europea e dei consumatori”.

Gli effetti della concorrenza sleale dell”Italian sounding”? “In un certo senso dimostra che molti nel mondo vogliono acquistare il prodotto italiano. Rivolgendosi ai similari, però, si affidano a contraffazioni che non rispettano i nostri standard di qualitá e sicurezza. Dobbiamo necessariamente tutelare i nostri prodotti, e aumentare il più possibile produzione ed esportazione, grazie a scienza e innovazione”.

E la tecnologia applicata alle coltivazioni e agli allevamenti? Penso alle tecniche di evoluzione assistita delle piante o ai trattori con guida digitale. “La tecnologia apporta benefici. Servirà in futuro a produrre sempre meglio, sia in quantità che in qualità. Il nostro scopo è produrre cibo sano, sicuro, sufficiente e a prezzi contenuti e la tecnologia aiuta ad avere prodotti sempre più sicuri e, quindi, ad alimentare in maniera sempre più corretti i consumatori”.

Aiuta a risolvere il problema della difficoltà nel reperire manodopera specializzata? “La manodopera manca. Oggi abbiamo bisogno di ragazzi che abbiano voglia di lavorare, di apprendere, di guidare macchine avanzate. La tecnologia aiuta, non sostituisce il capitale umano”.

Qual è la situazione dell’imprenditoria giovanile nel vostro settore? “I giovani o possiedono l’azienda di famiglia, altrimenti, tra l’acquisto della terra, gli alti affitti e i costi della tecnologia, diventa complicato. I giovani imprenditori nell’ambito dell’agricoltura ci sono, ma entrare da zero è quasi impossibile”.

Prospettive sul 2026? “Si cercherà di contenere la produzione di latte per riportare più in equilibrio il mercato. Si prevede un calo di mais, soia, orzo e frumento. Il prezzo del riso si abbasserà per l’ingresso dal Sud-Est asiatico. Il settore del vino avrà bisogno molto dell’esportazione perché ad oggi produciamo più del 200% di quello che è il nostro fabbisogno. Infine l’obiettivo è di puntare sull’agricoltura di qualità, sul Made in Italy, sui prodotti che caratterizzano il nostro territorio. Non dobbiamo avere dei prodotti “commodities”, che possiamo trovare in tutti i Paesi del mondo, ma dobbiamo lavorare sui prodotti DOP”.

Chiara Arcesi