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Lombardia prima regione in Italia per presenza farmaceutica

La Lombardia è e resta nettamente la prima regione in Italia per presenza farmaceutica. La regione con oltre cento...

La Lombardia è e resta nettamente la prima regione in Italia per presenza farmaceutica. La regione con oltre cento aziende vale infatti da sola più della metà della presenza dell’Italia in questo business. E conta 25.300 addetti diretti, oltre ad altri 30mila occupati nelle imprese dell’indotto. Oltre ai numeri, le prospettive. Perché la Lombardia vanta anche il primato italiano di 640 milioni di euro di investimenti e 2.500 addetti nel solo comparto Ricerca&Sviluppo. D’altronde, in Lombardia si concentra oltre il 50% delle sperimentazioni cliniche nazionali. Numeri che emergono dall’ultimo studio sul settore di Assolombarda (2024).

Se si allarga lo sguardo dall’Italia all’Europa, la Lombardia resta comunque un’eccellenza di calibro continentale. Tanto che l’Italia è considerato un “hub europeo per la produzione farmaceutica” proprio grazie al ruolo trainante della Lombardia.

Scendendo nei dettagli del confronto, sempre secondo i calcoli di Assolombarda, la Lombardia è tra le prime regioni farmaceutiche in Europa sull’onda di un settore genera un valore aggiunto pro-capite calcolato in 695 euro, valore superiore a quello delle altre regioni benchmark prese come riferimento nel paragone: la spagnola Catalogna si ferma infatti a un valore aggiunto pro-capite di 495 euro, il tedesco Baden-Wurttemberg a quota 460 euro, la parigina Ile de France si ferma molto più indietro, ad “appena“ 401 euro per cittadino.

Emerge chiara la specializzazione della Lombardia nelle “Life Sciences“: il valore aggiunto di queste infatti sono calcolate nel 12,6 per cento del Pil regionale (contro una media italiana del 10,1 per cento). La Lombardia fa da traino della crescita dell’Italia – che oggi è ai primi posti in Europa per produzione farmaceutica – grazie alla crescente proiezione internazionale del comparto nella regione”, mettono nero su bianco gli analisti che hanno prodotto il report.

Voltando per un attimo lo sguardo verso il recente passato, In dieci anni l’export farmaceutico lombardo è più che raddoppiato: per la precisione, segna uno stratosferico più 124% la crescita dell’export dal 2014 al 2024, “superiore alla media degli altri settori manifatturieri”, annotano i ricercatori, che si fermano a un comunque ragguardevole più 45 per cento.

Passando al dettaglio, nel 2024 l’export dalla Lombardia è valso 10,2 miliardi di euro, il 20% del totale dell’export farmaceutico dell’Italia e il 44% dell’export hi-tech della regione.

Anche nell’anno che si è appena concluso la farmaceutica in Lombardia continua a restare su terreno ampiamento positivo, nonostante il timone degli effetti dei dazi statunitensi e un quadro internazionale che offre ben poche certezze. Ebbene, nei primi nove mesi del 2025 l’industria farmaceutica lombarda registra un ulteriore più 16% sullo stesso periodo dell’anno precedente, contro una media di crescita del 2 per cento nel complesso dell’industria manifatturiera. Le principali province protagoniste di questo ennesimo boom nel business farmaceutico made in Italy sono, nell’ordine, Milano, Monza-Brianza, Pavia, Varese, Como, Bergamo e Lodi.

Qualche nube, anche nel cielo terso di questo settore, c’è. Per esempio, forte preoccupazione c’è “per l’impatto economico e industriale” della direttiva europea sulle acque reflue urbane, “che rischia di gravare in modo sproporzionato sull’industria farmaceutica”. A lanciare di nuovo l’allarme sulla normativa in vigore da gennaio 2025, “che rende insostenibili le norme di trattamento delle acque reflue per la rimozione dei microinquinanti”, sono stati i rappresentanti delle associazioni delle industrie di settore Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, e Michele Uda, direttore generale di Egualia, ascoltati nei giorni scorsi dalla Commissione 4ª (Politiche dell’Unione Europea) del Senato.