Una buona annata. Dazi Usa? Andiamo a prenderci mercati nuovi
ERBUSCO (Brescia)
In cantina, tra le botti, e in campagna, tra i vigneti, Emanuele Rabotti ci è cresciuto. Presidente del Consorzio Franciacorta dal maggio 2025, ha seguito il sentiero tracciato dall’amato padre, Paolo, che nel 1990 fu tra i fondatori e primo presidente del Consorzio. Appena eletto, Emanuele si è presentato così: ““Condivisione” sarà la parola d’ordine di questi anni: parlerò al plurale perché insieme lavoreremo per continuare a promuovere e sostenere il/la Franciacorta come fatto in questi 35 anni”. Vino, identità, tradizione e futuro. Titolare dell’azienda Monte Rossa, del suo territorio ama ripetere: “La Franciacorta è come un’enorme tavolozza di colori: ognuno può attingerne e formare un quadro diversamente affascinante”.
Il suo primo ricordo della Franciacorta?
“Romantico. C’era la polvere che si levava dalle strade bianche, a quel tempo non asfaltate. Avevo 14 anni, il Consorzio stava nascendo. Andavo a curiosare ovunque, nei boschi, tra le vigne. Per me era la felicità. Mi è rimasto l’imprinting”.
Che annata è stata dal punto di vista della vendemmia, del prodotto e del mercato?
“Una buona annata, che ci ha resi contenti. Soprattutto se paragonata ad annate precedenti che non sono state delle migliori come tempo, clima e accidenti vari. Questa è stata una bella annata d’una volta…Il momento di mercato a livello generale non è facile, la crisi economica parte dagli Stati Uniti e in Europa, in generale, non girano tanti soldi. Ma i numeri, pur nel quadro difficile, ci confortano. La crisi porta il consumatore a scegliere con più attenzione: una buona opportunità per il Franciacorta”.
Gli obiettivi del suo mandato triennale sono rafforzare l’identità della denominazione, consolidarne il prestigio e affrontare con determinazione le sfide future: sostenibilità, innovazione e mercati internazionali. A che punto siamo?
“Nel 2026 la parola d’ordine è continuità, ho preso in mano un Consorzio gestito per 35 anni sempre meglio, ormai è un brand rispettato e di riferimento: abbiamo un’identità forte e si vede sempre più. Bisogna andare a dar da bene a chi è assetato di vini ottimi, ci si riempie la bocca con l’America ma ci sono anche i mercati del Nord Europa, dell’Est, l’Asia, che ci aspettano. Mille possibilità di crescita, l’interesse nei nostri confronti c’è”.
Come hanno impattato e stanno impattando i dazi imposti dall’Amministrazione Trump sul vostro export? Avete nel frattempo trovato mercati di sbocco significativi? Da quali aree del mondo vi aspettate di più?
“I dazi forse hanno mascherato un malessere che c’è negli Stati Uniti. Sono tornato da un recente viaggio lì e ho visto locali di New York dove fino a poco tempo fa c’era la fila da 100 persone per mangiare che ora fan fatica a coprire i coperti. Gli Usa restano importanti, offrono potenzialità di sviluppo interessanti ma non un mercato di riferimento. Penso piuttosto a Svizzera, Giappone, Nord Europa, Belgio Germania, Olanda, oltre agli ex Paesi dell’Est Europa. La Russia è frenata dagli embarghi, ma in questo momento per certi canali il Franciacorta è comunque richiesto anche in Ucraina. Tutti mercati col segno più, in primis la Polonia che vive una crescita economica incredibile. Se dovessi sceglierne uno, a parte il mercato italiano positivo, sul lungo termine direi Germania, Nord Europa ed Est”.
Un momento dei suoi tanti viaggi che l’ha resa orgoglioso?
“Quando siamo stati partner della festa delle ostriche di Marennes-Oléron, in Francia, una delle più importanti al mondo. E hanno scelto il Franciacorta come abbinamento. Uno dei tanti risultati che ci hanno dato orgoglio e soddisfazione per quel che abbiamo costruito nel made in Italy in questi 35 anni. Quel che mi rende più orgoglioso è il rispetto con il quale veniamo guardati nel nostro mondo, come Consorzio siamo un riferimento per come siamo organizzati e per come ci muoviamo. Viene dalla base solida dallo spirito di collaborazione tra imprenditori, il principio di quel che mi ha insegnato papà: “Nois siamo“”.
“Voi“ siete anche partner di Michelin, Fashion Week, MilleMiglia e soprattutto degli Emmy Awards. Avete in programma nuove partnership di altissimo livello?
“È già importantissimo quel che stiamo facendo, da Consorzio privato senza grossi contributi, ci mettiamo del nostro come spirito per essere nal centro. Stanno maturando nuove opportunità di questo genere che man mano vengono valutate”.
I numeri del 2025?
“Stabili, visto il quadro difficile. Anche a paragone di altri territori, che soffrono un calo sensibile del vino, sono moderatamente soddisfatto”.
Cosa pensa dei vini dealcolati?
“Se togliamo l’alcol al vino, non è più vino: siamo ai succhi di frutta, alla bibita. Ma questa tendenza è un indicatore che la gente vuol bere prodotti più freschi e bevibili, immediati e piacevoli rispetto a vini molto strutturati. La moda del dealcolato è nata perché siamo capaci di farci del male da soli, quando c’è stato il “rebelot“ di inizio anno sulle patenti a rischio se si guida dopo aver bevuto un bicchiere. Se ne parla perché fa notizia, ma non è una realtà. Detto questo, se si tratta di rivedere la nostra produzione e “alleggerire“ di mezzo grado, valutiamo. Ma nulla di più”.
Con il calo dei consumi di alcuni vini, c’è chi parla della necessità di espiantare vigneti…
“Non è certo il nostro caso, il disciplinare è restrittivo e riusciamo a sostenere 20 milioni di bottiglie, una più una meno, di alta e costante qualità. Paragonate a potenzialità e consumi nel mondo sono poche, abbiamo ancora margini di crecita importanti nei prossimi dieci anni”.
Ultima domanda: come si fa a metter d’accordo 200 imprenditori in un Consorzio?
“Il segreto? Siamo tutti imprenditori: tutti mettono in gioco se stessi, aperti al dialogo con i colleghi. Non esistono concorrenti, solo colleghi”.