“Dare risposte concrete e tutelare gli interessi dei nostri imprenditori”
“IL SETTORE PRIMARIO in Umbria chiude il 2025 confermandosi come il pilastro fondamentale per la tenuta socioeconomica del territorio, pur dovendo navigare in un contesto di forte instabilità internazionale e climatica”. E’ quanto spiega Matteo Pennacchi (nella foto) neo presidente di Confagricoltura Umbria, secondo cui l’analisi del 2025 “evidenzia come l’agricoltura umbra sia stata chiamata a rispondere a sfide epocali. Un anno insomma di profonda transizione, segnato da una dicotomia evidente: da un lato, la straordinaria capacità di resilienza delle imprese; dall’altro, il persistere di criticità strutturali che richiedono interventi non più procrastinabili. Si consolida la consapevolezza che la sostenibilità ambientale e sociale non possa prescindere da quella economica.
Senza reddito, non c’è presidio del territorio. Il comparto agricolo – afferma – sta attraversando una fase particolarmente complessa a livello regionale, nazionale e internazionale. In tale contesto è fondamentale che i contributi, oggi indispensabili per la sopravvivenza delle imprese, siano erogati con regolarità e tempestività, evitando ulteriori difficoltà finanziarie per aziende già esposte. È necessario intervenire su un quadro normativo non sempre chiaro e talvolta privo di adeguato fondamento scientifico. Il nostro settore, infatti, ormai troppo spesso, è vittima di una disinformazione strategica. È necessario, pertanto, oggi più che mai, gestire l’informazione relativa al nostro settore. Va quindi mantenuto al contempo un rapporto collaborativo e costruttivo con le Istituzioni, in particolare con gli Assessorati all’Agricoltura e all’Ambiente – continua Pennacchi – , per affrontare le criticità che emergono dai territori. Resta prioritario fornire risposte concrete agli imprenditori agricoli e tutelarne gli interessi con determinazione.
La visione di Confagricoltura si sviluppa su tre direttrici: innovazione e ricerca, per dotare gli agricoltori di strumenti moderni e sostenibili; revisione delle norme ambientali, urbanistiche e sanitarie, eliminando vincoli privi di basi tecniche e valorizzando l’identificazione delle imprese professionali su criteri economici certi, sostenendo al contempo le aziende più piccole attraverso forme associative.
Infine – aggiunge – , la riforma della Pac dovrà superare le attuali criticità, mentre il pieno utilizzo delle risorse del Pnrr, dai contratti di filiera alle energie rinnovabili, sarà decisivo per la modernizzazione delle campagne. L’agricoltura non è solo coltivazione, è un sistema inserito in grandi filiere agroindustriali che merita norme chiare e supporto alla crescita. Per questo il 2026 richiederà ancora di più un confronto con le istituzioni regionali e nazionali per trasformare le criticità in opportunità, per garantire che l’Umbria agricola rimanga un modello di eccellenza e innovazione”.