CONDIVIDI SU:

«Domanda debole. Ridare slancio ai consumi»

di Rossella Conte

Il 2025 è stato un anno di attesa per l’economia italiana: non una crisi aperta, ma nemmeno una vera ripartenza. La crescita si è rivelata più debole del previsto e nei mesi centrali dell’anno l’economia è rimasta sostanzialmente ferma. A pesare è stata soprattutto la debolezza della domanda interna, aggravata da un contesto internazionale instabile, tra conflitti, tensioni sulle rotte e incertezza sul commercio globale, a partire dalla giostra dei dazi. Ne parliamo con Nico Gronchi, presidente di Confesercenti nazionale e Toscana.

È tempo di bilanci, com’è andato il 2025?

“Direi un anno di stallo controllato. La crescita c’è stata, ma troppo contenuta per trasformarsi in slancio nei consumi e nella rete di vendita. Famiglie e imprese hanno mantenuto un atteggiamento prudente: quando la prospettiva è incerta si rinvia, si risparmia, si resta in difesa. Per commercio e servizi di prossimità questo significa lavorare con volumi che non recuperano davvero”.

Quali settori sono andati bene e quali no?

“Hanno tenuto meglio i servizi, in particolare quelli legati ai flussi e alla mobilità, pur in un contesto non semplice. Più in difficoltà invece la domanda interna quotidiana: commercio e micro-servizi di vicinato, che soffrono una combinazione di costi elevati, concorrenze difficili e consumi prudenti”.

Cosa aspettarsi dal nuovo anno?

“Nel 2026 se il potere d’acquisto accelera e la riforma fiscale fa un passo più deciso, la crescita può consolidarsi. Altrimenti lo slancio sarà debole, anche perché il Pnrr è in esaurimento”.

Sul 2026 pesa anche il tema degli investimenti: quali rischi vede?

“Il sistema delle piccole e medie imprese va sostenuto con incentivi e garanzie su misura. Lo Stato interviene da tempo attraverso il fondo centrale di garanzia, che nel post Covid ha consentito la tenuta del sistema, ma senza il rafforzamento delle garanzie private, a partire dai Confidi e da strumenti come il microcredito, il rischio di una paralisi dell’economia reale nel 2026 è molto alto”.

Quali richieste presenterete al governo per sostenere le imprese?

“Continuità e rafforzamento delle misure a sostegno dei redditi, perché senza consumi non regge la rete commerciale. Poi interventi mirati per le attività di vicinato, che tengono vivi i quartieri ma continuano a scontare costi e concorrenze difficili, con incentivi per la digitalizzazione e l’accesso al credito. Terzo, una strategia più netta di rigenerazione urbana, per contrastare degrado e desertificazione commerciale, anche con un fondo ad hoc alimentato dalla tassazione dei grandi giganti del web. Infine il contrasto al lavoro povero e ai contratti in dumping: comprimere salari e tutele indebolisce la domanda interna”.