“Eroso il potere d’acquisto. Subito aumenti salariali”
STIPENDI che non tengono il passo con il costo della vita, lavoro povero, contrazione del manifatturiero e difesa dello Stato sociale: Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana, traccia un quadro critico della situazione regionale.
Salari e costo della vita: in Toscana si continua a perdere potere d’acquisto?
“Sì, purtroppo, come in tutto il Paese, si registra uno scarto negativo tra inflazione e aumenti salariali. Lì dove riusciamo a portare aumenti salariali è perché abbiamo ancora tante lavoratrici e tanti lavoratori a cui non è stato rinnovato il contratto nazionale. Sta un po’ meglio chi lavora nelle fabbriche più grandi, ma la paga media in Toscana è di 13-14mila euro l’anno, che su tredici mensilità significa poco più di mille euro al mese”.
Perciò la lotta al ‘lavoro povero’. Qual è lo stato dell’arte in Toscana?
“Siamo arrivati al paradosso che si è poveri pur lavorando. Quando ero giovane io il problema era la disoccupazione: quando però si riusciva a trovare lavoro, ci si poteva costruire una prospettiva di vita, pensare a una famiglia, a una casa. Oggi, anche se trovi un lavoro, tutto questo è difficile. È un problema che poniamo sul tavolo con tutta la nostra forza: nel Paese c’è un aumento delle disuguaglianze e bisogna recuperare potere d’acquisto. Se si continua a rinnovare i contratti, laddove riusciamo a farlo, senza aumenti agganciati all’inflazione, si finisce per sancire la perdita del potere d’acquisto.
Così come contestiamo una Finanziaria che spesso non ha politiche industriali efficaci: quando distribuisce risorse alle aziende, le dà solo alle imprese, mentre gli aiuti dovrebbero essere legati anche al rinnovo dei contratti e al rispetto delle condizioni di lavoro”.
Un bilancio del 2025 appena trascorso?
“Il bilancio della Toscana, dal punto di vista sociale, è quello di una regione che, sul piano dei servizi, ha provato a resistere ai tagli che questo governo, come molti precedenti, ha fatto, per esempio, sulla sanità. Ci è toccato intervenire sull’Irpef: lo abbiamo subìto convintamente perché il servizio sanitario è fondamentale, ma intanto le bollette aumentano, il costo dei servizi cresce e lo Stato sociale si riduce”.
Crisi occupazionale?
“Turismo e commercio sono importanti volani di sviluppo, ma la Toscana non può prescindere dal manifatturiero. La crisi si protrae da mesi e ormai sono alcune decine di migliaia i lavoratori in cassa integrazione. Se prendiamo il settore manifatturiero per eccellenza della nostra regione, la moda, che conta oltre 130mila lavoratori, ben 10mila sono in cassa integrazione e gran parte degli altri è comunque coinvolta dalle crisi. Per questo abbiamo fatto scioperi e manifestazioni. È folle investire in armi invece che nello Stato sociale, nei servizi, nella sanità, nella scuola, nei trasporti: sono miliardi buttati via che poi mancano ai lavoratori”.
Tre obiettivi per il 2026.
“Primo: riuscire a dare risposte alla crisi del settore manifatturiero, a partire dalla moda. Secondo: rilanciare politiche industriali nei settori più colpiti dalla crisi, come l’automotive, che ha pagato un prezzo elevato. Terzo: l’istituzione del salario minimo regionale. È una risposta politica, ma soprattutto una questione di dignità: nove euro l’ora per chi lavora sono il minimo sindacale. Faremo tutto il possibile per raggiungere questi obiettivi e continueremo a riempire le piazze, se necessario, finché non arriveranno risposte”.