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Colnago – La scalata del gioiello Made in Italy. Il segreto è far sognare

CAMBIAGO (Milano) Tadej Pogačar, sulle strade del mondo, corre in bici più forte di tutti. Ma anche la “sua“ Colnago,...

CAMBIAGO (Milano)

Tadej Pogačar, sulle strade del mondo, corre in bici più forte di tutti. Ma anche la “sua“ Colnago, icona delle due ruote, non scherza. E se la potenza del nuovo Cannibale si misura in watt, quella dell’azienda di Cambiago – gioiello del Made in Italy controllato da Chimera Investments Llc. – la si capisce nei numeri dei bilanci. In cinque anni è passata dal fatturato di 17 milioni di euro a 75 milioni. E anche il 2025 – i numeri ufficiali verranno diffusi solo dopo l’approvazione in Cda – farà registrare l’ennesima crescita a doppia cifra, anno su anno. Una scalata, appunto, a ritmi di Pogačar. Ma nel mondo del business. Per di più, in un mercato che per il resto è stagnante, preda di una crisi cominciata subito dopo l’impennata regalata dal Governo con i vari bonus bici. “Abbiamo deciso di non produrre tutto per tutti – afferma l’amministratore delegato, Nicola Rosin –. Invece di inseguire il mercato di massa con city bike, mountain bike, elettriche economiche e bici per bambini, abbiamo puntato tutto sulla qualità: bici di fascia altissima, curate nei minimi dettagli, oggetti di lusso. E in questo spazio, di premium luxury, siamo unici”. Tanto che ai colleghi in azienda ogni tanto ripete: “Va bene confrontarci con gli altri, ma ricordiamoci che noi giochiamo un altro campionato…”.

Nei primi cinque anni della nuova proprietà avete quadruplicato il fatturato. Il mercato vi offre ulteriori margini di crescita?

“Stiamo scrivendo il piano industriale per il prossimo lustro, non ho problemi a dimostrare ambizione e dico che nei prossimi cinque anni possiamo ottenere un raddoppio del fatturato attuale”.

All’orizzonte potrebbe esserci anche una quotazione in Borsa?

“Partiamo dalla premessa che a controllare Colnago non è un fondo speculativo, ma una proprietà che investe e custodisce i valori di questa azienda cercando soluzioni innovative. Detto che non abbiamo bisogno di soldi perché la nostra posizione finanziaria è perfetta – basta dare un occhio ai bilanci –, la quotazione in futuro è una possibilità”.

Qual è al momento l’impatto dei dazi di Trump sui fatturati? E quali mercati vi stanno dando maggiori soddisfazioni?

“Più che i dazi, ha avuto qualche impatto l’incertezza, il non capire “dove saremmo atterrati“. Diciamo solo che per noi l’America non sta performando come altri mercati. Oltre a quello italiano, che pesa per il 20% del nostro giro d’affari ed è normale che un’azienda come la nostra curi con attenzione il proprio “giardino di casa“, stiamo avendo numeri strabilianti dal Far East: Singapore, Malesia, Tailandia, Corea, Cina e Giappone. Ma se in cinque anni il fatturato è quadruplicato, vuol dire che andiamo bene ovunque, anche e soprattutto l’Europa. Ovunque ci sia un ceto benestante che va in bici, siamo ricercati…ci equipariamo a brand meravigliosi di moda, design e arredi”.

Qual è il segreto?

“Il segreto è far sognare, come in tutto il mercato del lusso. Ai collaboratori ripeto: “Dobbiamo fare poche cose, ma meglio di tutti“. Abbiamo un team Ricerca&Sviluppo di dieci specialisti, coordinati da Davide Fumagalli, tre fornitori chiave, tutti focalizzati a innovare e cercare il meglio. Lavoriamo con il Politecnico di Milano, abbiamo ingegneri aerospaziali meravigliosi che danno l’anima per concentrare soluzioni di leggerezza, aerodinamicità e rigidità su un telaio di 650 grammi. Un miracolo. Per vedere come è reale la magia dell’intangibile che ci rende grandi, basta venire a Cambiago”.

Avete piani di crescita?

“Nel piano industriale è già previsto l’ampliamento dello stabilimento e dell’organico. Siamo già saliti a 70 dipendenti, ma vogliamo raddoppiare l’organico nei prossimi 3-4 anni. D’altronde, siamo un’azienda piccola, sexy, che va molto bene!”.