“Uscire dal tunnel della crisi con investimenti ed export”
ATTENZIONE alla crisi della moda, e una richiesta alle istituzioni per ridurre la pressione fiscale alle aziende. Sono le linee guida del presidente toscano di Confartigianato, Ferrer Vannetti.
Quali sono le previsioni 2026 per l’economia toscana?
“Nel 2026 le previsioni per l’economia toscana sono di moderata crescita, in linea con le previsioni nazionali. Il Centro Studi di Confartigianato e l’Istat hanno indicato che la crescita sarà circa del +0,8%, spinta dagli investimenti del PNRR e dalle esportazioni. L’inflazione dovrebbe diminuire. Tuttavia, in Toscana, in molti comparti le aziende artigiane operano in contesti caratterizzati da forti incertezze e profondi cambiamenti che interessano le filiere produttive. Mi riferisco in particolare al tessile-moda, un settore di eccellenza, dove oggi sono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e anche un patrimonio culturale di conoscenze, e di competenze tecniche”.
Diversi settori sono in difficoltà, quali sono le ragioni principali?
“Settori fondamentali dell’economia toscana stanno attraversando profondi cambiamenti, nelle tecnologie, nei prodotti richiesti dai mercati, nelle filiere di approvvigionamento e di produzione. La manifattura toscana vanta delle eccellenze che riescono a reagire, ma anche comparti più esposti, che risentono molto delle dinamiche internazionali. Le guerre, le crisi politiche e commerciali internazionali, la concorrenza sleale, i dazi e l’apprezzamento dell’euro, hanno determinato un calo delle esportazioni. Mi riferisco al comparto tessile-moda, alla chimica, alla metalmeccanica, alla pelletteria e al legno. Il calo degli ordini si riflette sulla produzione con conseguenze immaginabili per l’economia”.
Ci sono ancora difficoltà nel trovare manodopera?
“La difficoltà di trovare personale rimane elevata, interessando più di un lavoratore su due, ma è in diminuzione rispetto al passato. Una recente analisi del nostro Centro Studi delinea per il 2026 un mercato del lavoro tra luci e ombre, dopo la crescita degli ultimi anni dell’occupazione, in particolare nelle piccole imprese. In Toscana il tasso di disoccupazione è inferiore alla media nazionale e si attesta al 4.4 %. Prato è la provincia con il maggiore peso degli occupati delle imprese artigiane, che sono il 31,8% del totale degli addetti delle imprese. Purtroppo, l’incertezza del contesto economico oggi frena le previsioni di assunzione”.
Impresa e pressione fiscale, un connubio difficile da sciogliere in Italia?
“Sì, purtroppo. La politica fiscale dovrebbe favorire gli investimenti delle imprese e sostenere la crescita economica. Confartigianato ha accolto positivamente alcune misure dell’ultima manovra di bilancio, come la rimodulazione dell’IRPEF e la proroga delle detrazioni per la riqualificazione edilizia. Tuttavia, nonostante gli annunci, una misura fondamentale per le imprese, tanto attesa, come la copertura dei fondi per Transizione 5.0, è insufficiente, e questo rischia di danneggiare tante imprese bloccando investimenti programmati”.
Quali sono le vostre richieste alle istituzioni per il sostegno alle imprese artigiane?
“Chiediamo venga ridotta la pressione fiscale. In Italia abbiamo ad esempio la tassazione sul lavoro più elevata in Europa. Le nostre imprese dovrebbero poter avere energia a costi competitivi, non pagare l’elettricità il 24,3% in più rispetto alla media dell’UE. È fondamentale per Confartigianato che sia più semplice per le imprese accedere al credito, ridurre la burocrazia e agevolare gli investimenti in formazione e competenze digitali”.