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“Dobbiamo adattarci alle esigenze dei turisti. Più coesione”

SANDRO Assenti, presidente di Confesercenti Marche, che anno è stato il 2025 a livello economico? "Non è stato un anno d’oro....

SANDRO Assenti, presidente di Confesercenti Marche, che anno è stato il 2025 a livello economico?

“Non è stato un anno d’oro. Da una parte abbiamo visto una contrazione del potere d’acquisto e quindi diversi turisti hanno preferito paesi meno costosi, come l’Albania e la Macedonia del Nord. Così non c’è stato il pienone. Mentre gli italiani sono andati di meno sulla costa, con una permanenza notevolmente ridotta, passando da oltre una settimana a giusto due-tre giorni”.

Stiamo assistendo a un incremento di stranieri per quanto concerne al turismo. Secondo lei, perché siamo arrivati a questo buon risultato e sotto quali aspetti si può migliorare?

“La percentuale vero, è aumentata, ma rispetto alla media nazionale è ancora indietro. Questo perché non riusciamo a brandizzare la nostra regione, rendendola identificabile, come per dire accade in Sardegna, Puglia e Toscana. Servirebbe un brand identitario per fidelizzare i nostri clienti. Servirebbe un grosso lavoro di marketing, da parte sia della Regione che delle singole città, vale per quelle della costa e per quelle dell’entroterra. Abbiamo il Poeta più importante d’Italia, Giacomo Leopardi a Recanati, Raffaello Sanzio a Urbino e Gioachino Rossini a Pesaro. Ma non riusciamo a valorizzarli del tutto, così come il percorso sacro con Loreto. E poi l’aspetto enogastronomico, elemento che potrebbe e dovrebbe caratterizzare il nostro territorio. Ma anche in questo caso servirebbe maggiore sponsorizzazione. Inoltre, l’aeroporto di Falconara non è ancora all’altezza di quanto oggi servirebbe. Le strade, soprattutto nel sud delle Marche, sono carenti, vedi le due corsie in Autostrada. Le navi ne arrivano poche, i treni non hanno le giuste fermate ad alta velocità, quindi le infrastrutture sono in difficoltà”.

Le Marche sanno offrire un patrimonio di mare, collina e montagna che poche altre regioni hanno. Ma spesso questi paesaggi diversi non dialogano tra loro. Come si può fare, ancora di più?

“Pur avendo caratteristiche importanti abbiamo un campanilismo fortemente penalizzante. Questo porta a non avere la giusta sinergia e non riusciamo a fare squadra. Un fattore davvero negativo. Io su questo mi sono sempre battuto. Da ultimo lo stiamo vedendo, ancora una volta, tra Ascoli e San Benedetto. Ma avviene anche tra gli stessi borghi dell’entroterra. Oggi chi viene a fare una vacanza non vuole più stare solo al mare, ma ha bisogno di un viaggio esperienziale. Vuole sapere dove sono gli eventi, vuole la cultura, i borghi, la collina. Non solo il mare. E questo non è nel Dna dei marchigiani”.

Quali sono invece secondo lei le prospettive per il 2026?

“Abbiamo le strutture ricettive da riqualificare. Il 70% degli hotel marchigiani è a tre stelle. Ci sono solo due cinque stelle in tutta la regione e sono nella zona di Pesaro. Un quadro allarmante. Il turista quindi che può venire da noi non sempre è medio alto. Abbiamo dovuto rinunciare al turismo di qualità e lusso. Per il 2026 si parla di crescita. Dobbiamo però valutare bene gli aspetti economici. Tra bollette, conflitti, materie prime alle stelle, le persone sono restie per allungare i periodi di permanenza delle vacanze. La fidelizzazione inoltre, dei turisti nelle Marche, deve essere ben lavorata. Dobbiamo creare una banca dati su ciò che i turisti veramente vogliono. Insomma, una sorta di paradigma invertito. Perché dobbiamo essere noi imprenditori a chiedere cosa piace ai turisti russi, olandesi, tedeschi. Poi, in base alle esigenze, di mare, cultura, borghi, per esempio, interveniamo e mettiamo a disposizione il nostro patrimonio. Non più quindi abbiamo questo materiale e vi accontentate. Per questo dobbiamo invertire il trend. Le regioni e le città che si sono mosse in questa direzione fanno bingo. Poi, gli eventi, devono iniziare ad essere destagionalizzati. Non bastano più i due mesi estivi di boom. L’offerta deve essere allargata, con un raggio di azione più ampio, lavorando con eventi sportivi, bambini, enogastronomia. Devono essere eventi ripetitivi, parte di una vacanza, come avviene a Senigallia con il Summer Jamboree. Il nostro territorio deve necessariamente diventare identificabile. Un brand riconoscibile. L’imperativo deve essere: “Vado nelle Marche“”.

Quali politiche bisognerebbe incentivare, anche da parte della Regione, per aiutare i negozi di prossimità e le attività commerciali che sono in difficoltà?

“La Regione può aiutare con dei bandi gli eventi, una riqualificazione urbana, una ristrutturazione alberghiera. Ma in questa direzione vediamo come già sta intervenendo. Servirebbero forse collegamenti maggiori sul piano enogastronomico, dal nord al sud, da Pesaro a San Benedetto. Così tutti possono riconoscersi in un brand Marche che ha dei prodotti tipici, come il tartufo di Acqualagna e le Olive ascolane di Ascoli Piceno”.