“Sostenibilità e presenza sul territorio le colonne portanti”
EMILIA-ROMAGNA, baricentro di Hera. In una regione che vivrà il 2026 come un anno di grande trasformazione industriale, il gruppo con sede storica a Bologna ha appena messo nero su bianco nel piano industriale 2025-2029 un impegno monstre: 3,3 miliardi di euro di investimenti destinati esclusivamente al territorio regionale.
Si tratta del 60% dell’intero plafond globale del Gruppo (5,5 miliardi), una cifra che certifica come il baricentro strategico della multiutility rimanga appunto saldamente ancorato alle sue radici emiliano-romagnole.
Pilastri della strategia sono e resteranno sviluppo, rigenerazione delle risorse, neutralità carbonica e resilienza, e nell’epoca delle incertezze climatiche e dei mercati energetici volatili, la risposta di Hera passa attraverso la concretezza dei cantieri e la digitalizzazione.
Modello nato nel territorio. Il segreto di questa solidità, non ha dubbi il presidente esecutivo del Gruppo Hera, Cristian Fabbri, risiede nel dna stesso dell’azienda. “Il radicamento nei territori è un pilastro del nostro modello di business. Hera nasce nel 2002 dall’aggregazione di 11 aziende municipalizzate grazie alla visione lungimirante delle amministrazioni locali – sottolinea –. Quella scelta ha dato vita a un modello aperto, capace di creare valore nei territori in cui siamo presenti”.
Oggi, con oltre 200 soci pubblici (170 nella sola Emilia-Romagna), Hera è una delle prime 40 società di Piazza Affari, con una crescita esponenziale che segue una logica di prossimità.
I risultati lo confermano: investimenti quintuplicati e un valore aziendale triplicato dalla quotazione. “La nostra crescita si basa su un circolo virtuoso: creiamo ricchezza e la reinvestiamo, generando nuovo valore per le comunità”, prosegue Fabbri. Resilienza e transizione: le principali sfide. Il Piano al 2029 prevede un aumento degli investimenti del 40% rispetto al quinquennio precedente. Una parte rilevante delle risorse sarà dedicata all’incremento della resilienza delle reti, fondamentale per far fronte alla sempre maggiore frequenza di eventi meteo estremi. L’obiettivo è traguardare al 2029 un margine operativo lordo (Mol) di 1,76 miliardi di euro, partendo dai solidi risultati preconsuntivi del 2025 che hanno già superato la soglia di 1,53 miliardi.
Anche per i piccoli risparmiatori e i Comuni soci le notizie sono positive. La multiutility ha rivisto al rialzo la politica dei dividendi: per quest’anno è proposta una cedola di 16 centesimi per azione (+6,7% sul 2025), con l’obiettivo di toccare i 19 centesimi nel 2029.
Sostenibilità e persone. La transizione proposta da Hera non è solo tecnologica, ma mira a essere una “transizione giusta”.
“In crescita, a 11,5 miliardi di euro, anche il valore economico distribuito nei 5 anni agli stakeholder dei territori nei quali operiamo”, evidenzia Fabbri. Il contributo delle attività sostenibili al Mol di Gruppo raggiungerà il 68%, a dimostrazione che economia circolare e decarbonizzazione sono ormai i veri motori della crescita. Dietro questi numeri ci sono le oltre 10.500 persone del Gruppo, una forza lavoro su cui Hera continua a investire, come testimoniato dalla certificazione Top Employer ottenuta per il diciassettesimo anno consecutivo.
“La valorizzazione delle persone che lavorano nel Gruppo e la loro soddisfazione sono fondamentali per garantire la crescita e la solidità dell’azienda e, allo stesso tempo, fornire servizi sempre migliori”, conclude il presidente Fabbri.
I cantieri. Entro l’anno appena cominciato saranno attivi a Modena il nuovo polo per le plastiche rigide e la Hydrogen Valley, mentre a Imola andrà a regime FiB3R per la fibra di carbonio. Spiccano inoltre il potabilizzatore di Bubano e il piano di salvaguardia della balneazione a Rimini, la più grande opera di risanamento idrico attualmente in corso in Italia.