“Restituire reddito al prezioso lavoro degli agricoltori”
PRESIDENTE BERNI, che bilancio può fare del 2025 per l’agricoltura toscana?
“È stato un anno complesso e a due velocità. Alcuni comparti hanno sofferto in modo evidente, altri hanno tenuto o mostrato segnali di tenuta. L’elemento comune è la difficoltà strutturale con cui oggi l’agricoltura deve confrontarsi, tra cambiamento climatico, mercati instabili e redditività sempre più compressa per chi produce”.
Quali i settori più in difficoltà?
“L’olio è stato il comparto più colpito: malattie, mosca e cambiamento climatico hanno determinato un forte calo produttivo e impongono una riflessione urgente su come adattarsi. Anche il vino attraversa una crisi profonda, legata al calo dei consumi e alla crescente concorrenza internazionale. Nel 2025 si sono vinificati meno ettolitri rispetto all’anno precedente, ma il problema è che il mercato non assorbe più i volumi come in passato, soprattutto per denominazioni storiche come il Chianti, che da anni registra un trend negativo. Il settore cerealicolo continua a vivere una crisi strutturale e non è stato un 2025 positivo nemmeno per il latte bovino”.
Invece quali sono stati i segnali positivi?
“Stabili l’ortofrutta e alcuni comparti zootecnici, mentre carni bovine e suine stanno attraversando una fase positiva grazie a un riequilibrio dell’offerta. Bene anche latte ovino e florovivaismo. L’agriturismo resta un pilastro delle aree rurali: dopo il boom post-Covid, il 2025 ha segnato un fisiologico calo, ma il trend resta nel complesso positivo”.
Quali sono le sfide per il 2026?
“La prima è affrontare seriamente il cambiamento climatico. Servono investimenti importanti sull’approvvigionamento idrico e occorre anche semplificare le norme: abbiamo infrastrutture già previste o avviate che rischiano di restare bloccate per burocrazia. La seconda priorità è ridare reddito agli agricoltori. Il problema non è la qualità delle nostre produzioni, che sono tra le migliori al mondo, ma la filiera. Chi coltiva è spesso l’anello più debole e non ha voce nella determinazione del prezzo. E poi trasparenza sul lato della trasformazione, per esempio per quanto riguarda il grano. Il consumatore vuole pasta italiana, ma spesso non sa cosa sta comprando”.
E per quanto riguarda la Pac?
“Molti agricoltori sono scesi in piazza contro i tagli previsti alla Pac: erano insostenibili, si parlava di riduzioni vicine al 40% per l’Italia. La Commissione ha promesso tagli più contenuti: bene, ma servono garanzie. E serve una Pac semplice, meno burocratica, che permetta alle aziende di usare davvero le risorse. Senza questi fondi le aziende italiane, che in Toscana hanno dimensioni medie attorno ai 30 ettari, non possono competere”.