“Intelligenza artificiale, regole chiare e più formazione”
PER CNA Emilia-Romagna questo 2026 appena cominciato è l’anno della scelta.
Salto di produttività, competenze da costruire e regole europee che diventano operative.
Ma anche l’intelligenza artificiale che smette di essere ‘curiosità’ e diventa infrastruttura competitiva.
Nelle micro e piccole imprese, infatti, l’intelligenza artificiale non si presenta più come minaccia ma come una forza pratica.
È quanto emerso dall’indagine di Cna su oltre 2.500 imprese: il 35,6% dichiara di utilizzare già soluzioni di AI (il 16,4% utilizza un solo strumento, il 19,2% ne usa almeno due) e un ulteriore 15,4% ne sta valutando l’adozione. Il dato più interessante, però, non è solo quanta AI entra in azienda, ma come viene percepita.
Cresce la familiarità: il 27% degli intervistati dichiara una conoscenza buona o ottima e oltre il 57% esprime una valutazione favorevole, contro il 44% della precedente rilevazione.
I giudizi negativi restano minoritari (12,4%). E se è quasi scontato l’ottimismo tra i giovani (oltre il 70% tra gli under 30), sorprende la positività anche nelle fasce più mature: quasi il 54% tra 50 e 70 anni e il 52,2% tra gli over 70. L’AI nel 2026 diventa routine operativa.
Le imprese che già la usano la interpretano come leva di efficienza: il risparmio di tempo è indicato come beneficio principale dall’83,1%; seguono riduzione degli errori (36%) ed eliminazione di attività ripetitive (35%).
E oltre un’impresa su quattro indica l’aumento di competitività. Ma nel 2026, con l’integrazione crescente dell’AI nei software quotidiani (gestionali, assistenti, strumenti di customer care, ecc.), la tecnologia smette di essere un progetto e diventa un processo integrato nel sistema.
Il 2026 è anche l’anno in cui il quadro regolatorio passa dalla teoria alla pratica. L’EU AI Act è entrato in vigore nel 2024 e diventa pienamente applicabile dal 2 agosto 2026.
La Commissione europea, inoltre, ha ribadito che non ci sarà ‘stop the clock’: insomma, il calendario va avanti come previsto.
Quindi anche molte Pmi si troveranno a dover gestire richieste di conformità lungo le filiere, audit, clausole contrattuali sull’uso dei dati e sulla trasparenza, oltre a nuovi standard interni su formazione e responsabilità. In Emilia-Romagna c’è un ecosistema che può fare la differenza se diventa accessibile.
La Data Valley non è un’etichetta, è un’opportunità concreta, ma solo se si costruisce un ponte verso l’economia diffusa.
Il presidente di Cna Emilia-Romagna, Paolo Cavini, lo ha detto con chiarezza: “Bisogna fare in modo che questo patrimonio di conoscenze diventi accessibile e utile anche alle micro e piccole imprese”.
Il vero collo di bottiglia non è il costo: sono competenze e orientamento.
L’indagine Cna rovescia un luogo comune: le barriere economiche (18,2%) e i timori sulla sicurezza dei dati (17,5%) sono percepiti come ostacoli di secondo livello.
Il blocco vero è culturale-operativo: 56,7% ammette difficoltà nel capire cosa sia davvero utile mentre il 40,3% indica una carenza di competenze interne. Poi c’è il 17,3% preoccupata per l’integrazione con i sistemi esistenti.
“Nel 2026 la competizione non sarà sul tool più costoso, ma sullo scegliere, integrare e governare strumenti affidabili, con dati coerenti e persone formate. Serve una politica industriale dell’AI a misura di Pmi – sostiene Cavini –. Si tratta di una transizione epocale e gli strumenti di sostegno pubblico dovranno essere disegnati per favorire l’innovazione delle piccole imprese che sostengono le nostre economie”.
Non solo. “La nostra indagine – continua Cavini – segnala una domanda esplicita: il 70,5% parteciperebbe a iniziative di formazione e oltre il 50% apprezzerebbe consulenze personalizzate e supporti per orientarsi tra le agevolazioni. Per questo chiediamo formazione per le imprese, accompagnamento all’adozione della tecnologia, regole chiare e proporzionate per le Pmi e un ponte stabile tra Data Valley e piccola impresa. Noi, quindi, leggiamo il 2026 come l’anno della responsabilità collettiva: imprese, associazioni, sistema formativo e istituzioni devono collaborare. Perché l’AI, per funzionare davvero nelle Pmi, deve diventare accessibile, comprensibile, affidabile. Non un privilegio per pochi, ma una leva di competitività per tutti”.