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“Il sistema è virtuoso. Ma occorre maggiore innovazione”

DAVIDE Servadei, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna, quali sono state le maggiori criticità del 2025? "Certamente l’instabilità internazionale e la mancanza di...

DAVIDE Servadei, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna, quali sono state le maggiori criticità del 2025? “Certamente l’instabilità internazionale e la mancanza di certezze sui costi di molte materie prime. Sappiamo bene che, per poter progettare il futuro, bisogna guardare avanti. Ma quando vi è incertezza, il rischio è che prevalga un atteggiamento prudenziale che ci fa perdere terreno rispetto ad altre realtà del mondo”.

Ci sono anche note più positive? “Nonostante questo il nostro territorio regionale sta garantendo, di fatto, la piena occupazione. È un sistema che continua a credere nel futuro delle proprie imprese, perché crescono di dimensione e aumentano i loro mercati. Ed è un sistema capace di accogliere lavoratori provenienti da altri territori e da altri mondi”.

Il contesto internazionale, ricco di tensioni e meccanismi sempre in continua evoluzione, come si riflette sulle imprese? “Facciamo un esempio e partiamo dal costo delle materie prime. Non parliamo solo di energia, ma anche di risorse come l’oro, i cui prezzi sono diventati insostenibili. Questo colpisce direttamente i nostri orafi e gioiellieri: un mondo che per natura urla poco, ma che oggi si trova in estrema difficoltà a causa di costi che, in alcuni casi, sono raddoppiati”.

Quali i punti di forza degli artigiani emiliano-romagnoli, dunque? “I nostri imprenditori e i loro collaboratori spiccano per una grande resilienza e un profondo attaccamento al lavoro. E questo ha permesso alla nostra regione di eccellere. Non a caso, le previsioni per il 2026 vedono l’Emilia-Romagna superare il Veneto, diventando la prima regione italiana per crescita del Pil (+0,86%). Si tratta nello specifico di un traguardo che conferma come il modello della piccola e media impresa sia un esempio di straordinario equilibrio sul piano sociale e di grande valore sul piano economico”.

Quali sono i nodi principali da risolvere in prospettiva per l’anno appena cominciato? “È impensabile che la nostra realtà possa incidere da sola sulle dinamiche globali. Mentre il nostro impegno non manca su quelle che sono le istanze ‘storiche’: l’accesso al credito, in questi anni abbiamo assistito a un calo delle erogazioni, proprio mentre le sofferenze delle Pmi sono in diminuzione”.

Poi? “L’eccessiva burocrazia a qualsiasi livello che frena lo sviluppo. La lotta contro derive demagogiche. La sicurezza alla quale dobbiamo porre la massima attenzione. Abbiamo bisogno di nuove figure specializzate. È necessario rafforzare il rapporto con il mondo della formazione. Dobbiamo sostenere quei giovani che avviano nuovi progetti imprenditoriali, senza lasciarli mai soli”.

Quali allora le richieste che meritano un’attenzione maggiore e che avanzate alla Regione e al Governo? “Con la Regione continuiamo a dialogare sul tema dell’innovazione e del sostegno alla digitalizzazione. Bisogna poi tenere conto delle esigenze di quelle aziende che stanno crescendo dal punto di vista delle dimensioni e dei mercati. Inoltre, servono strumenti che possano favorire il passaggio generazionale all’interno delle imprese”.

E a Roma? “Al Governo nazionale, in particolare, ribadiamo l’urgenza di puntare con decisione su una nuova legge quadro sull’artigianato”.

In cosa si tradurrebbe? “Per noi si tratta di un passaggio fondamentale: ci permetterebbe di continuare a rappresentare quelle imprese che, nate artigiane, sono cresciute e si sono strutturate nel tempo”.

Cos’altro? “Infine al Paese nel suo complesso servono forti investimenti strutturali: abbiamo bisogno di collegamenti moderni ed efficienti, ad esempio per la nostra Regine pensiamo al collegamento tra il porto di Ravenna, l’interporto e l’aeroporto”.

Quali prospettive vede Confartigianato per il 2026, quindi? “Le prospettive per l’Emilia-Romagna sono certamente incoraggianti: con una crescita del Pil stimata allo 0,86%, la nostra regione si posiziona al vertice della classifica nazionale”.

Un dato diffuso? “Non possiamo ignorare che questo quadro sia ‘a macchia di leopardo’”.

In che modo? “Accanto a comparti che trainano l’economia, ne esistono altri in forte sofferenza, che hanno ancora bisogno di un sostegno mirato e tempestivo per evitare crisi irreversibili”.