“C’è fiducia tra i nostri imprenditori. Ma i costi vanno ridotti”
ROBERTO Cardinali, presidente di Confindustria Marche, quali prospettive vede per le realtà associate nel 2026?
“Vediamo dei segnali di miglioramento e una leva strategica sarà la Zes (Zona economica speciale, ndr). Una recente indagine elaborata intervistando i nostri imprenditori indica un aumento della percentuale di chi prospetta una crescita dell’attività produttiva, mentre si abbassa la quota di chi si aspetta una diminuzione”.
E tra i vari settori?
“A livello settoriale registriamo un andamento positivo per alimentare, chimica e farmaceutica, apparecchi elettrici e cantieristica, mentre il dato più preoccupante è quello del sistema moda”.
Il 2025, invece, quali criticità ha portato nello specifico?
“L’incertezza rimane lo spettro maggiore per chi produce e investe e i fattori di instabilità rimangono molteplici: una situazione geopolitica complessa su diversi scenari, la questione dei dazi americani, a cui si aggiunge un gap storico della nostra regione in termini di infrastrutture e collegamenti, che certo non favorisce la competitività. Una tema molto sentito è quello dell’energia, abbiamo bisogno di ridurre sensibilmente i costi per restare competitivi sui mercati, come centrale è la partita della gestione del ciclo dei rifiuti nella nostra regione”.
Quali sono i nodi principali da risolvere, secondo lei?
“Gli imprenditori marchigiani guardano con molta attenzione alla Zes, come dicevo, che può dare uno stimolo forte agli investimenti. Sarà importante valutare le misure compensative per i territori che non beneficeranno delle agevolazioni fiscali previste da questo strumento. Occorre puntare sull’innovazione e la ricerca, investire sulle filiere strategiche e sui comparti in grado di creare un elevato valore aggiunto. Una questione fondamentale è l’internazionalizzazione. Le risorse sono limitate, non bisogna disperderle, per questo auspichiamo investimenti mirati. Se vogliamo avere un impatto forte, serve selezionare le linee d’intervento, focalizzando i fondi su interventi strategici che favoriscano l’industria, motore dell’export regionale”.
Quali sono invece le richieste che avanzata alla Regione e al Governo?
“Chiediamo di costruire insieme un programma di politica industriale che metta al centro dell’agenda lo sviluppo dell’industria, motore dell’economia, nonché strumento di coesione sociale”.
Con quali scopi?
“L’obiettivo per le Marche è uscire dalle regioni in transizione e creare le condizioni per lo sviluppo, insieme ad un contesto più attrattivo per investire. Le imprese contano su una pubblica amministrazione che semplifichi i processi e spinga sulle infrastrutture logistiche e digitali. Abbiamo avviato un percorso costruttivo con il governo regionale che contiamo di rafforzare e valorizzare”.
Quali sono i punti di forza degli industriali marchigiani?
“Viviamo in una terra con un livello di qualità della vita tra i migliori al mondo, dovremmo saperlo comunicare meglio, anche per incrementare la nostra attrattività. Il sistema produttivo ha affrontato tanti scossoni negli ultimi anni, ma è rimasto sostanzialmente sano e ha dimostrato resilienza”.
In che modo, soprattutto?
“Siamo una delle regioni più manifatturiere d’Europa, con diverse eccellenze in più comparti produttivi. La sfida è renderle sempre più avanzate, investire su innovazione, internazionalizzazione, nuove tecnologie e intelligenza artificiale, alzando il livello di competenze”.
Il contesto geopolitico internazionale, in tutto questo, come si riflette?
“Il recente rinvio dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur preoccupa. Come ha osservato il nostro presidente nazionale Emanuele Orsini, rappresenta un danno per l’industria italiana ed europea, perché parliamo di un mercato dalle potenzialità straordinarie per la nostra industria e non possiamo perdere quest’opportunità. D’altra parte abbiamo toccato con mano in questi anni l’importanza centrale della diversificazione dei mercati, per ammortizzare le tensioni geopolitiche”.