Manifattura e produzione sono il Dna per lottare nel mercato
L’OBIETTIVO era invertire il trend. E così è stato. Infatti, nel terzo trimestre del 2025 si è registrato un lieve recupero per l’industria manifatturiera delle Marche: +1,4% dell’attività produttiva rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (+1,8% base tendenziale in Italia). Anche se contenuto, il dato inverte la serie di prolungata flessione della produzione che ha caratterizzato l’economia regionale a partire dal 2023. Questi, in sintesi, i risultati dell’indagine trimestrale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Marche per il periodo luglio-settembre 2025 su un campione di 262 imprese manifatturiere. Positiva nel complesso l’attività commerciale, con una crescita contenuta sul mercato interno e una variazione più evidente sull’estero. Incidono ancora in maniera significativa l’incertezza legata alle misure economiche adottate dall’amministrazione statunitense e il permanere delle tensioni che interessano il contesto geopolitico globale. A livello settoriale restano le difficoltà del sistema moda, in particolare per le calzature, nonostante il contenimento del dato negativo rilevato nel terzo trimestre 2025. Positivo, invece, l’andamento per la gran parte dei principali comparti produttivi dell’economia regionale, in particolare la meccanica, l’alimentare e il mobile. Buona la performance della cantieristica navale. Le prospettive per la chiusura dell’anno appaiono moderatamente ottimistiche, grazie alle attese sul recupero dei mercati internazionali e a una dinamica abbastanza favorevole della domanda interna.
Ma è ancora prematuro parlare di inversione di rotta, visto che il 2025 è stato anche l’anno in cui le Marche zona diventate regione Zes – Zona economica speciale –, quello che si spera possa essere uno strumento per il rilancio industriale.
Nel 2024 invece “la media delle retribuzioni” nel settore privato nelle Marche è ammontata a “21.470 euro, un reddito medio molto al di sotto di quello nazionale (-11,2%) e rispetto al Centro Italia (-8,8%) rispetto al centro Italia). I lavoratori dipendenti a tempo parziale hanno percepito in media 12.690 euro, valore che scende a 5.626 euro per i lavoratori stagionali. I lavoratori a tempo determinato hanno percepito mediamente 10.424 euro lordi annui”. Questi sono alcuni dei dati frutto dell’elaborazione Ires Cgil Marche su dati Inps, presentati dalla Cgil Marche. Altro dato emerso per il 2024 nelle Marche è la crescita del numero di occupati di quasi 5mila unità rispetto al 2023 (+1,1%) con un aumento, però, “meno accentuato rispetto a quello del Centro Italia (+1,7%) e dell’intero Paese (+2,0%). Le statistiche evidenziano che il numero dei lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici) è stato pari a 468.465”. Per quanto riguarda le retribuzioni, nel 2024 i lavoratori con contratto di lavoro standard (a tempo pieno e indeterminato) hanno percepito in media 30.557 euro lordi annui, valore nettamente inferiore rispetto ai loro colleghi del Centro Italia (-4.180euro) e dell’Italia nel complesso (-4.768 euro). “Soffrono di più – spiega la segretaria regionale Cgil Marche Eleonora Fontana – donne e giovani: le donne in particolare scontano un gap salariale importante e il differenziale si attesta a 7.343 euro lordi annui in meno (-29,4%) rispetto ai colleghi uomini e il maggiore utilizzo del part-time da parte delle donne giustifica solo in parte questo divario. Le lavoratrici si attestano a 205.610 unità (43,9%). Più della metà di queste ha un rapporto part-time (50,4%) contro una percentuale del 18,6% tra i lavoratori uomini e poco più di una lavoratrice su tre ha un contratto a tempo pieno e indeterminato (34,6% contro 65,2% tra gli uomini). Dal 2023 la crescita dei lavoratori è stata maggiore negli uomini (+1,2%) rispetto alle donne (+0,9%)”. Per quanto riguarda gli under 30 questi “percepiscono un reddito medio annuo lordo di 13.023 euro”, ha aggiunto la segretaria regionale Cgil Marche, circa 8.717 euro in meno (-40,1%) rispetto alla totalità dei lavoratori. In termini di tipologia contrattuale il divario rimarca il riflesso dell’utilizzo più accentuato di contratti a tempo parziale e a termine da parte delle giovani generazioni, sebbene anche a parità di contratto a tempo pieno e indeterminato gli under 30 guadagnano comunque il 28,7% in meno rispetto alla generalità dei lavoratori. Sul fronte occupati per classi di età, la Cgil Marche evidenzia come l’aumento di occupati è ascrivibile sostanzialmente alla crescita dei lavoratori con 50 anni e oltre (+6.974 unità, +4,5%), sebbene anche la componente degli under 30 abbia avuto un incremento non trascurabile (+1.579 unità, +1,6%). Le fasce di età mediane (30-39 anni e 40-49 anni) hanno segnato un calo.
L’impatto del precariato sulle giovani generazioni, secondo il sindacato, assume caratteristica ormai strutturale del mercato del lavoro. Ad avere un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato è la metà dei lavoratori nel loro complesso (51,8%), ma il valore si abbassa al 35,3% tra gli under 30. Inoltre, se per la totalità dei lavoratori il part-time incide per il 32,6%, per gli under 30 la percentuale sale al 38,4%. Tra i settori emerge la flessione del comparto manifatturiero (-2.263; -1,4% in un anno), specie nel tessile e abbigliamento (-1.396 unità, -4,1%). Si registra invece un aumento di 5.092 unità nel terziario, concentrato soprattutto nei settori del commercio (+1.515 unità, +2,5%) e degli alberghi e ristorazione (+2.283, +4,4%) “settori a basso valore aggiunto”, spiega il sindacato con il segretario generale Cgil Marche Giuseppe Santarelli, in quanto caratterizzati da retribuzioni medio-basse, che non sono in grado di supportare l’industria manifatturiera del territorio, contraddistinta da una perdita di forza lavoro.