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“Personale nuovo, fisco e burocrazia i cavilli più grossi. C’è incertezza”

PRESIDENTE Maurizio Paradisi, è stato eletto recentemente presidente di Cna Marche. Come è iniziata questa esperienza a livello regionale e...

PRESIDENTE Maurizio Paradisi, è stato eletto recentemente presidente di Cna Marche. Come è iniziata questa esperienza a livello regionale e quali prospettive avete per il 2026?

“L’incertezza ha caratterizzato il 2025 e dominerà anche le aspettative economiche di artigiani e piccole imprese per l’anno appena iniziato, lo scenario geopolitico internazionale non sta creando un volano per gli investimenti e la crescita”.

Lo scorso anno avete festeggiato 80 anni di storia e tradizione. Che anno è stato il 2025?

“Dopo 80 anni di storia siamo diventati 19mila nelle Marche, ai quali si sono aggiunti quasi 17mila pensionati artigiani e del lavoro autonomo e altrettanti cittadini, che trovano nella Cna le risposte alla loro domanda di rappresentanza e di servizi. Secondo l’indagine annuale della Cna, che ha coinvolto anche gli associati marchigiani, il 53 per cento ammette di non essere in grado di formulare previsioni. Ad essere più pessimisti sono gli imprenditori anziani mentre i giovani imprenditori under 40 sono più ottimisti: quasi il 40 per cento prevede un 2026 con risultati aziendali in crescita contro il 15,5% del dato complessivo. Un’impresa su tre, secondo il sondaggio Cna, prevede una contrazione del fatturato, in particolare sul fronte delle esportazioni. Quasi il 40% stima una riduzione degli investimenti e soltanto una su sei programma un aumento della spesa in beni strumentali. Sul fronte occupazionale prevale una relativa stabilità: il 70% prevede organici invariati, il 20 per cento una riduzione e il 10% un aumento dei dipendenti. Dal punto di vista settoriale le aspettative più negative riguardano la manifattura, penalizzata soprattutto dalle difficoltà dell’automotive e del sistema moda. Nei servizi e nell’edilizia prevale invece un orientamento positivo con l’aspettativa di un 2026 miglior rispetto all’anno che ci siamo lasciato alle spalle. L’incertezza è alimentata soprattutto dal contesto internazionale, segnato da conflitti, tensioni geopolitiche e dalle politiche commerciali di Stati Uniti e Cina. Secondo i nostri associati le principali criticità riguardano la difficoltà di trovare personale con le qualifiche professionali richieste dalle imprese, i costi energetici, la burocrazia e il sistema fiscale. Sul sentiment degli imprenditori marchigiani incide anche la frenata dell’export marchigiano nei primi nove mesi del 2025 (-3,9% rispetto a un +3,6 per cento registrato in Italia). Un elemento di ottimismo arriva invece dal fatto che il numero delle imprese marchigiane ha ripreso a crescere. Tra aprile e novembre del 2025 le imprese attive sono passate da 130.754 a 131.238 con un incremento di 483 imprese, soprattutto dei servizi e delle costruzioni mentre continuano a diminuire le attività manifatturiere e del commercio”.

Sappiamo delle difficoltà che hanno le attività di prossimità. Qual è la ricetta, secondo Cna, per affrontare questo problema?

“Occorre sostenere le attività di prossimità da un lato con politiche di alleggerimento dei costi, dall’altro con politiche di sostegno agli investimenti, per consentirne un ammodernamento in linea con i nuovi orientamenti dei consumi. Nell’ottica di interventi di sostegno che non sono solo di natura economica, orientati a imprese e occupazione, ma anche al ruolo degli esercizi di prossimità, sociale e culturale. Nei piccoli centri delle aree interne le attività di prossimità definiscono la qualità della vita e contribuiscono all’attrattività”.

Abbiamo visto, da più report, quanto siano calate le botteghe nei piccoli comuni. Come si possono salvare le eccellenze artigianali?

“Promuovendo politiche di valorizzazione delle attività artigiane di servizio e manifatturiere con linee di intervento territoriali distinte a seconda delle caratterizzazioni settoriali e delle propensioni, individuate in accordo con le comunità locali, le istituzioni e le espressioni socili e culturali”.

Dalla provincia di Pesaro e Urbino a quella di Ascoli Piceno. Quali differenze ci sono a livello di artigianato e di piccole-medie imprese?

“Fare impresa non è un mestiere per giovani. Negli ultimi dieci anni, nelle Marche, le aziende guidate da under 35 sono scese, negli ultimi dieci anni da 16.029 a 10.139. Un calo di 5.890 imprese, pari al 36,7 per cento del totale. Oltre un’azienda su tre. Complessivamente, le imprese giovanili sono il 7 per cento di tutto il sistema produttivo marchigiano. La contrazione più rilevante ha riguardato le imprese del commercio e delle costruzioni, seguite dalla manifattura e dal turismo. In aumento le imprese giovanili di servizi alle imprese e le start up innovative. Fare impresa è sempre più difficile. I giovani marchigiani vogliono fare impresa ma sono frenati da diversi ostacoli come il sistema della formazione, l’accesso al credito, l’eccessiva burocrazia. Per avvicinare i giovani al mondo imprenditoriale è necessario prevedere strumenti ad hoc di sostegno e affiancamento su aspetti come il passaggio generazionale, la programmazione degli investimenti, il welfare aziendale, la compatibilità ambientale e il sostegno alla creazione d’impresa. Cna, in concerto con le altre associazioni di categoria, la Regione, la Camera di Commercio e Unico Confidi, si pongono l’obiettivo di favorire tra i giovani la diffusione dell’imprenditorialità, attraverso servizi di consulenza per la creazione d’impresa, redazione di business plan, accesso al credito, marketing e innovazione”.

E le imprese al femminile come stanno andando nelle Marche?

“Nella nostra regione le imprese guidate da donne sono 30.937. Quasi un’azienda su quattro. Il maggior numero di aziende femminili si ha nel commercio (6.900) e in agricoltura (5.861). Le attività dei servizi sono 3.996 e quelle manifatturiere 3.342. Seguono le attività di alloggio e ristorazione (2.854), le attività immobiliari (1.726), i servizi alle imprese (1.249), le attività professionali, scientifiche e tecniche (1.216)”.