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“Il Pil del territorio crescerà oltre l’1% ma l’innovazione è la vera chiave per svoltare”

Intelligenza Artificiale e Transizione Digitale sono le parole chiave della sua carriera. Prima sul campo, da imprenditore, quindi in...

Intelligenza Artificiale e Transizione Digitale sono le parole chiave della sua carriera. Prima sul campo, da imprenditore, quindi in Assolombarda, fino ad assumerne la leadership. Dopo gli studi in Bocconi, ha anticipato i tempi (e i concorrenti) puntando sulla cyber security. Così oggi Alvise Biffi può analizzare lo stato dell’arte dal suo osservatorio privilegiato.

Presidente, qual è il momento delle imprese del territorio e quali le prospettive?

“Il territorio e le sue imprese continuano ad essere locomotiva, anche se tensioni geopolitiche, incertezza e domanda globale debole influiscono sulle performance. Per il 2026 ci attendiamo una crescita del PIL di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia del +1,1%, meglio del +0,8% stimato per il 2025. Tuttavia, dobbiamo considerare anche che diverse imprese operano già con marginalità ridotte. Incidono negativamente fattori legati all’apprezzamento del cambio euro/dollaro anche a valle dei dazi, mentre contribuiscono in positivo gli investimenti finali del PNRR e una dinamica più positiva di consumi e servizi sostenuti anche dai Giochi Olimpici Invernali”.

Come incidono dazi e tensioni internazionali sull’industria del Nord?

“Nel territorio di Assolombarda sono a rischio 900 milioni di euro di export a breve termine, ma l’impatto potenziale potrebbe quasi triplicare negli anni a fronte del rischio che, nel lungo periodo, i nostri prodotti vengano sostituiti sui mercati. Queste stime tengono conto dell’impatto diretto dei dazi e, soprattutto, della debolezza del dollaro sull’euro che agisce come un ‘dazio implicito’. Serve una strategia per valorizzare innovazione, qualità del made in Italy e diversificare i mercati”.

Il Pil italiano cresce poco: come invertire la rotta?

“Una delle principali ragioni della crescita debole è la scarsa produttività: aumentarla è vitale per la nostra competitività. Per farlo, è però necessario ripensare in profondità il modo stesso di fare impresa. Il cuore del mio programma è questo: trasformare il potenziale dell’innovazione in risultati concreti. È qui sul nostro territorio, più che altrove, che l’impresa può e deve fare la differenza, diventando motore del cambiamento e traino per il Paese. Siamo pienamente consapevoli di vivere un passaggio decisivo: la rivoluzione digitale è già in atto. Affrontarla con determinazione per coglierne le opportunità è la condizione indispensabile per restare competitivi e garantire un futuro di crescita”.

Come usare l’Intelligenza Artificiale in modo efficace e sicuro?

“L’IA è la chiave per colmare il divario di produttività delle nostre imprese, valorizzando al massimo l’enorme patrimonio rappresentato dai dati industriali. Il tessuto produttivo italiano è composto per il 95% da microimprese, che registrano anche a livello lombardo un ritardo del 16% nella produttività del lavoro rispetto ai competitor tedeschi. Allo stesso tempo, il mercato italiano dell’IA ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, ma la sua adozione rimane sbilanciata: riguarda il 59% delle grandi aziende, il 15% delle medie e solo il 7% delle piccole. È proprio da questa consapevolezza che nasce ‘ForgIA’, il principale progetto della mia presidenza, nato con un obiettivo chiaro: aumentare la produttività costruendo un vero ecosistema di dati condivisi, da cui ‘forgiare’ soluzioni di IA su misura per le esigenze del nostro sistema produttivo”.

È possibile un ritorno di imprese delocalizzate?

“Sì, è possibile perché il nostro territorio è attrattivo per le imprese. Ricordo che solo Milano concentra il 34% delle multinazionali estere insediate in Italia, ben 5.600. Ma è chiaro che occorre continuare a investire in attrattività per far tornare imprese italiane e portare qui ulteriori aziende straniere. Vuol dire investire in innovazione e in economia della conoscenza, puntare sui giovani, sui talenti e quindi sulle nuove competenze, significa migliorare le infrastrutture per connettere le diverse aree. Ma soprattutto, per far scommettere le imprese sul nostro Paese bisogna garantite politiche certe, stabili e di lungo periodo, evitando situazioni simili a quella vissuta nel 2025 con Transizione 5.0”.

Quali sono le priorità per lo sviluppo del sistema lombardo?

“Oltre all’innovazione, l’altra priorità sono le competenze che, oggi, rappresentano una grande criticità. Basti pensare che il mismatch tra domanda e offerta riguarda circa la metà dei profili ricercati dalle imprese, soprattutto figure tecniche specializzate, professioni emergenti e competenze digitali avanzate. Per questo motivo siamo al lavoro per il progetto strategico ‘AI 100%’, volto a creare un ecosistema integrato in cui scuole, università, ITS Academy e imprese collaborino per sviluppare le competenze digitali necessarie a supportare l’adozione efficace dell’IA”.

In Italia manca la voglia di rischiare o mancano le condizioni per farlo?

“Gli imprenditori hanno di natura la propensione al rischio. Il tema è riuscire a calare a terra sul suolo italiano le idee innovative, i brevetti, il risultato di creatività, talento e impegno. Uno dei principali ostacoli riguarda lo scarso sviluppo del private equity e del corporate venture capital: in Italia pesano lo 0,4% del Pil contro lo 0,9% della Francia. La differenza è ancora più evidente nei volumi: 9 miliardi di euro contro 26. Questo limita la nascita di startup scalabili, ‘unicorni’ e non consente alle nostre PMI di raggiungere una dimensione adeguata a competere sui mercati internazionali. Servono più investimenti pubblici e privati, procedure snelle e un maggiore coinvolgimento delle imprese strutturate, perché oggi solo il 10% delle imprese italiane che investono in startup e PMI innovative sono corporate di dimensioni medio-grandi. Basti pensare che di 7.100 imprese associate ad Assolombarda, meno di 100 hanno fondi di private equity e venture capital nel proprio capitale, escludendo le società quotate”.