“Lavoro, turismo e infrastrutture. Le priorità per la Toscana”
IL 2026 sarà un anno di straordinaria visibilità e prova per la Toscana, un momento in cui i nostri punti di forza e le nostre capacità di programmazione saranno messi alla prova su scala globale. Sono tante le sfide che ci attendono. Partiamo dall’economia. La sfida principale è accompagnare le circa 400mila micro e piccole e medie imprese del nostro tessuto produttivo, il vero cuore pulsante dell’economia regionale, in un percorso sostenibile e innovativo. Dobbiamo garantire che il distretto del cuoio, il tessile-moda, la gioielleria di Arezzo, l’agroalimentare di eccellenza e la meccatronica di precisione non subiscano la transizione, ma ne siano protagonisti.
Vogliamo farlo agevolando l’accesso al credito e agli incentivi per investimenti in innovazione tecnologica. Sono in arrivo bandi per 200 milioni di euro per il sostegno allo sviluppo di tecnologie strategiche in settori considerati cruciali, per ridurre la dipendenza da paesi extraeuropei, che puntano al potenziamento di competenze, catene del valore e occupazione. Ma anche per supportare investimenti in ricerca e sviluppo puntando a favorire collaborazioni e alleanze tra imprese e centri di ricerca. Senza trascurare gli aiuti per il settore moda che ha sofferto e sta soffrendo più di altri in questa fase. Insomma, un intervento complessivo per rendere il nostro sistema produttivo sempre più competitivo e in grado di rispondere ad un contesto mondiale in costante mutazione, per vari motivi.
Gettando uno sguardo a grandi opere e infrastrutture citerei Fipili, tunnel Tav e stazione Foster, Darsena Europa come i punti chiave del mio secondo mandato. Riguardo alla FiPiLi il 2026 sarà l’anno in cui vedrà la luce Toscana Strade. Per ora non è previsto il pedaggio per i Tir ma ritengo che potrebbe essere l’unico strumento per permetterci di andare oltre la semplice manutenzione. L’Alta Velocità procede a ritmo serrato. Il cantiere della stazione Foster prosegue senza intoppi, il completamento, previsto per il 2028, cambierà il volto non soltanto di Firenze ma dell’intera regione.
Altri 200 milioni li abbiamo messi a disposizione per la Darsena Toscana a Livorno, altra opera in grado di aprire scenari interessanti per tutta l’economia regionale. Un discorso a parte merita lo sviluppo aeroportuale di Firenze. Sono convinto che alla fine ci arriveremo, il buon senso deve prevalere e il nuovo progetto garantisce maggiore sicurezza.
Il rigassificatore a Piombino? Come commissario incaricato ho firmato l’autorizzazione per tre anni, fino al prossimo luglio, e non firmerò ancora perché mancano molte delle compensazioni che avevo chiesto. Spero di avere un incontro risolutivo con il Ministero anche se mi risulta che stiano incontrando grosse difficoltà per una sua ricollocazione. Altre opere di rilievo realizzate o da realizzare: la variante di Grassina appena inaugurata, attesa da oltre 60 anni, il ponte sul Serchio, quello tra Lastra a Signa e Signa per il quale ci sono a disposizione 72 milioni di euro.
Il mercato del lavoro fornisce qualche spiraglio di ottimismo, con differenze tra settori. Abbiamo presentato a fine anno il Reddito regionale di reinserimento lavorativo che non vuol essere soltanto un sostegno economico ma soprattutto una misura che incarna lo spirito della comunità toscana: solidale, ma non assistenzialista; attenta ai bisogni, ma rigorosa nel chiedere e offrire impegno. Investire sul reddito di inclusione significa investire sulla coesione sociale e sulla crescita economica stessa della Toscana.
Infine uno sguardo anche a una delle risorse cruciali, il turismo. Il rischio per il 2026 è quello del successo insostenibile: un afflusso concentrato che satura Firenze, le città d’arte e la costa, senza benefici per l’entroterra e con ricadute limitate. La sfida economica è creare un modello di turismo di qualità, destagionalizzato e integrato. Anche per questo abbiamo varato la legge sulla ‘Toscana diffusa’ che non è solo uno slogan ma il cuore geografico e valoriale del nostro modello di sviluppo, la risposta strutturale al rischio dello spopolamento delle aree interne e alla pressione turistica sui centri maggiori. È la visione di una regione policentrica, dove la qualità della vita e le opportunità non sono concentrate in due o tre città, ma sono patrimonio di tutta la sua geografia, dalle Apuane all’Amiata, dalla Valdichiana alla Maremma, dalla Lunigiana al Casentino.
* Presidente della Regione Toscana