«Troppe vertenze sui tavoli ministeriali. Subito una soluzione»

UN ANNO a due velocità, con diverse esperienze positive ma anche tante, troppe, criticità per le aziende toscane costrette ad arginare anche crisi importanti. Tracciamo il quadro della situazione e delle prospettive per l’immediato futuro con Alessandro Beccastrini, segretario generale Fim Cisl Toscana (nella foto).

Come è andata nel 2023 per le aziende?

«È stato un anno con luci e ombre per l’industria manifatturiera toscana. Da un lato i numerosi e interessanti progetti derivanti dai fondi del Pnrr hanno dato impulso a investimenti e assunzioni, anche con richiesta di manodopera più qualificata, e la transizione energetica ha portato l’apertura di mercati inaspettati, dovuta ai numerosi interventi legislativi di stati sovrani sulla svolta green: basti pensare a tutti gli impianti per l’abbattimento della CO2, che portano una ventata di novità per le aziende di meccanica pesante. Dall’altro lato però il 2023 ha visto ancora non risolte molte delle crisi che giacciono sui tavoli ministeriali, da Fimer a Jsw e il ritardo della partenza di alcuni importanti progetti di riqualificazione di aree industriali, come l’ex Bekaert a Figline Valdarno».

Un quadro complicato anche da alcuni eventi nazionali e internazionali…

«Sì, sul finire dell’anno poi hanno pesato in negativo l’alluvione nelle zone di Prato, Firenze e Pisa, che ha danneggiato molti impianti e l’aggravarsi delle tensioni internazionali in Medio Oriente, con il quasi blocco del mar Rosso, che preoccupa le multinazionali per l’approvvigionamento di materie prime e l’aumento dei costi».

Quali le proposte a istituzioni locali e governo?

«Serve un impegno maggiore di Governo e Regione. Il Mimit scelga quali sono le priorità di intervento, dove destinare i fondi Pnrr rimasti. L’acciaio è fondamentale, come l’energia; è impossibile pensare all’industria, all’edilizia e alle grandi opere di un paese senza avere questi due settori sotto controllo. Per questo bisogna intervenire su Piombino e su tutte le aziende dell’area energetica, a cominciare proprio da Fimer. E poi va migliorata la rete infrastrutturale, cominciando da opere ormai ben note: se ne parla invano da decenni».