«Stagione d’oro per il turismo, ma con i rincari ripresa a rischio»

Massimiliano Polacco, direttore di Confcommercio Marche, sul fronte del turismo in regione i numeri raccontano finalmente una ripresa dopo gli anni bui della pandemia?

«Nel corso del 2022, rispetto all’andamento dell’anno precedente, si è registrato un aumento del 19,05 per cento in termini di arrivi e del 17,32 per cento per le presenze. Anche nel confronto con il 2019, l’ultimo anno prima dello scoppio della pandemia, i dati sono in crescita: l’aumento degli arrivi è pari all’1,52 per cento e per le presenze si registra un incremento dell’8,73 per cento. Sicuramente la situazione è positiva per il mercato e la ripresa si vede. Di solito la stagione estiva partiva alla metà del mese di giugno, invece l’anno scorso è cominciata il 15 maggio. Si è vista una grande voglia di muoversi, di viaggiare all’aria aperta, con un boom di arrivi sul nostro territorio. Così la destagionalizzazione c’è stata, in questo caso è avvenuta in modo del tutto naturale, con il primo caldo sono arrivate subito anche le prenotazioni nelle strutture».

Quindi le Marche hanno fatto il pieno?

«La stagione estiva è stata meravigliosa, dal punto di vista degli arrivi e delle presenze. Peccato che alla fine di agosto è arrivata la doccia fredda del caro energia, che ha tolto parte dei volumi e dei ricavi che le imprese stagionali avevano realizzato. Se quindi il turismo anticipato (a maggio) ha fatto da volano per tutte le attività commerciali, mai ci saremmo aspettati una doccia fredda come quella del caro energia, che ha ipotecato le stagioni autunnale, invernale e tolto parte dei ricavi delle imprese, che ovviamente l’hanno saputo soltanto dopo avere completato la pianificazione delle spese. Se l’avessero saputo prima, avrebbero inserito le variazioni nel piano economico aziendale. Questa è stata una vergogna tutta italiana. Non siamo stati informati. Così, il caro energia ha ipotecato la conclusione del 2022 e sta ipotecando il 2023, ora speriamo nell’allentamento dei prezzi per andare verso una vera ripresa».

Se i costi energetici si abbassano e l’economia riparte, come si può ripensare il futuro?

«Parlando di politiche attive del lavoro, innanzitutto, e della possibilità di inserimento della formazione del personale, non soltanto nel settore del turismo, ma anche del commercio. C’è bisogno di competenze, dobbiamo formare i lavoratori del futuro. Qui serve un cambio di mentalità, è necessario tornare a dare valore al lavoro. Invece, un po’ per il Covid e un po’ per la politica governativa, negli ultimi quattro anni al lavoro è stata data una considerazione pessima. È passato il messaggio: puoi stare tranquillamente in pensione oppure a casa, tanto, tra la Naspi e il reddito di cittadinanza, noi ti paghiamo lo stesso. Bisogna ridare valore al lavoro, non allo stare a casa. La formazione, se organizzata come si deve, servirà proprio a ricollegare il mondo del lavoro con quello dell’impresa».

Uno sguardo all’innovazione?

«Bisogna puntare sulla digitalizzazione intesa come attività di miglioramento del lavoro sia dal punto di vista del turismo che del commercio, occorre introdurre delle procedure semplificate che agevolino le operazioni, sia sul fronte dei fornitori che su quello delle vendite, siamo molto indietro su questo aspetto. Il potenziamento della digitalizzazione, peraltro, rappresenterebbe un grande aiuto alla piccola impresa, basta pensare, ad esempio, all’aspetto della riduzione dei costi, i piccoli imprenditori, così i grandi, ne trarrebbero benefici».

Di che cosa hanno bisogno le imprese in questo momento?

«Le imprese hanno bisogno di una macchina pubblica più snella, deve essere più semplice, non si possono passare intere giornate a prendere appuntamenti negli uffici pubblici per le pratiche. La macchina pubblica deve essere di aiuto allo sviluppo economico, non un giudice, non un deterrente. Con la scusa del Coronavirus, molti uffici sono rimasti chiusi per molto tempo. Ecco, chiediamo che i palazzi pubblici siano riaperti, che tornino al servizio dei cittadini e delle imprese».