«Scarseggia la manodopera e la burocrazia è asfissiante»

SE UNA PAROLA meglio identifica condizione passata e presente, quella è senza dubbio «incertezza». Ma per Giovanni Lamioni, presidente di Confartigianato Imprese Toscana, la strada per diradare la nebbia c’è e passa da potenzialità e ricadute del Pnrr, con un imperativo preciso: che sia snellita una burocrazia davvero troppo paralizzante.

Che 2023 è stato per le aziende toscane?

«L’anno è stato caratterizzato da grandi incertezze e da eventi drammatici, come l’alluvione, che ha colpito ben sette province toscane con gravi danni alle imprese. Gli effetti poi della crisi legata alla pandemia, guerre e conflitti hanno penalizzato molti settori del made in Italy, come quello della moda. A questo si aggiunge l’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime, dei carburanti, dell’energia e del credito mettendo le imprese a dura prova. Un contesto che ha provocato nel 2023 un rallentamento dell’economia toscana, aggravato dalla prospettiva della riduzione delle agevolazioni dei bonus edilizi. La frenata si è fatta sentire di conseguenza anche in altri settori, come la meccanica, il legno e mobili, i trasporti. Secondo le rilevazioni di Banca d’Italia la produzione dell’economia regionale nel 2023 è aumentata circa dell’1%. Un incremento più contenuto di quello stimato a livello nazionale».

Quali sono le maggiori difficoltà incontrate?

«La burocrazia, che paralizza tanti progetti, il fisco e il costo del credito. In Italia paghiamo 28,8 miliardi di maggiori tasse rispetto alla media europea. Servono politiche serie a favore della piccola e media impresa. In Toscana abbiamo incontrato grosse difficoltà per l’aumento dei costi dell’energia, dei carburanti, delle materie prime e degli affitti. Molte aziende poi hanno difficoltà a reperire la manodopera, per via del calo demografico e della mancanza di adeguata formazione».

Cosa chiedete dunque?

«Servono nuove politiche formative e incentivi all’apprendistato. La carenza di manodopera ci sottrae 10,2 miliardi di valore aggiunto quando in realtà ci sarebbero molte opportunità di lavoro e di crescita. Abbiamo distretti e aziende in cui è presente tanta innovazione. I lavoratori devono quindi potersi formare costantemente. Altra situazione preoccupante è quella del settore dell’edilizia legata ai bonus, con imprese che hanno i crediti d’imposta incagliati e a cui manca la liquidità per completare i lavori, con il rischio di incorrere in contenziosi con i committenti».

Cosa si aspetta dal 2024?

«Il mio auspicio è quello di assistere a una ripresa nel secondo semestre dell’anno per la Toscana. A patto che si possa rilanciare la spesa per gli investimenti. Grazie al Pnrr entro il 2026 potrebbero arrivare in Toscana fino a 7-8 miliardi. Parte di questi fondi dovranno essere impiegati per sostenere gli investimenti delle imprese in innovazione e produttività. È importante però ridurre la burocrazia, come quella che oggi rallenta la creazione delle Comunità Energetiche. Occorre sbloccare gli incentivi per favorire l’autoproduzione di energia per ridurre i costi e l’impatto ambientale delle attività economiche».

Un segnale incoraggiante?

«Le ingenti risorse del Pnrr e le recenti semplificazioni introdotte nel codice degli appalti speriamo possano favorire gli investimenti e la crescita economica, a beneficio di tutti».