Manteco®, dagli stracci militari alle eleganti lane rigenerate per l’alta moda

«NOSTRO nonno iniziò nel 1941 riciclando coperte e maglioni militari; oggi, tre generazioni dopo, siamo un’azienda tessile leader a livello mondiale, sinonimo di qualità, economia circolare e sostenibilità, e vinciamo il Climate Change Award. Non c’era modo migliore per onorare lui e tutta la nostra famiglia, perché da 80 anni siamo impegnati nell’economia circolare, nell’innovazione sostenibile e nel garantire un futuro migliore all’industria della moda».

È quanto affermarono Marco e Matteo Mantellassi, Ceo di Manteco®, pochi mesi fa, durante la cerimonia di consegna alla Scala, del prestigioso riconoscimento assegnato a marchi, fornitori e organizzazioni di moda impegnati nella riduzione di emissioni di gas serra. In effetti l’azienda tessile Manteco® di Montemurlo in provincia di Prato, ne ha fatta di strada. Nata nel 1941, riciclando capi e coperta militari, è oggi un fiore all’occhiello del settore tessile.

Marco Mantellassi, come nasce la vostra azienda di famiglia?

«Il nostro viaggio è iniziato negli anni ‘40. All’epoca il Paese era devastato dalla guerra. C’erano solo un piccolo numero di pascoli di pecore domestiche, spedizioni limitate di materie prime dall’estero e pochi soldi da investire. In questo scenario, mio nonno, vide il riciclo di capi e coperte militari come l’unica strada. E così, Enzo Anacleto Mantellassi iniziò una storia di grandi intuizioni e determinazioni, che prosegue da tre generazioni».

E poi come prosegue la storia?

«Con il passare degli anni Enzo decise di creare un sistema innovativo suddiviso su tre piani. Il terzo piano era luogo di raccolta, dove gli indumenti e le coperte non smistati venivano divisi manualmente in base alla composizione e al micronaggio, per poi passare al secondo piano attraverso apposite buche. Lì i capi venivano selezionati e riordinati per colore e tonalità, per creare colli omogenei. Il primo piano era poi quello dove veniva data nuova vita a questi indumenti e coperte, che erano stracciati e preparati per i processi di filatura cardata».

Inizia così, ante litteram, il lungo cammino verso il recupero dei materiali.

«Sì, nel corso degli anni, la nostra azienda ha affinato il processo di riciclo e lo ha portato nel mondo del lusso. Il nostro fondatore, Enzo Anacleto, che aveva appena avviato la nostra attività acquistando una filanda semidistrutta, intuì subito le grandi potenzialità del commercio di questa merce. Istituì un processo di trasporto di grandi quantità di coperte e indumenti militari di seconda mano a Prato, dove le merci iniziavano il loro percorso di trasformazione e furono riportate in vita».

Che cosa veniva prodotto?

«Ogni capo veniva riciclato, poi filato per creare preziosi filati di lana riciclata, il tutto senza l’utilizzo di prodotti chimici, semplicemente attraverso un processo meccanico, utilizzato ancora oggi. All’inizio c’erano delle restrizioni dovute al materiale, che creava un filato, quindi, inizialmente Enzo li tesseva per creare coperte pesanti, piuttosto che tessuti».

Ora invece cosa siete in grado di realizzare?

«Adesso abbiamo il nostro marchio di lana rigenerata, MWool®, la nuova generazione di lana rigenerata, ottenuta da un riciclo meccanico a bassissimo impatto di materiali di lana pre- e post-consumo, altamente selezionati e analizzati. MWool®, rispetto a fibre di lana vergine generica, impatta -99,2% sulle emissioni di CO2, 99,9% sull’utilizzo di acqua e il 93,3% sull’utilizzo di energia, il tutto mantenendo una qualità paragonabile a quella della lana vergine. Questi dati sono il risultato di un Life Cycle Assessment (Analisi del ciclo vita) innovativo, realizzato insieme al Politecnico di Torino, che poi è stato anche revisionato e approvato dalla comunità scientifica. Oggi, i nostri tessuti in lana rigenerata sono disponibili in più di 1000 colori, e tutti creati senza tinture aggiunte; questo grazie alla tecnica Recype®, che sta per “Recycled Wool Color Recipe”, con la quale un colore viene creato da operatori specializzati, che pesano e mescolano fibre MWool® di diversi colori in percentuali specifiche, per creare colori uniti e mélange sfruttando colori già esistenti».

In termini ecologici che cosa significa?

«Significa permettere ai marchi di moda di creare capi di altissima qualità e durevoli, praticamente al livello di quelli realizzati con lana vergine, ma tramite un processo produttivo che dona nuova vita materiali esistenti di ogni tipo, sia post-consumo che pre-consumo, tramite un processo meccanico a bassissimo impatto, andando ad avere un risparmio ambientale notevole. Utilizzare tessuti realizzati con MWool® permette ai professionisti di essere più sostenibili, ma senza limitare la creatività. Inoltre, chi utilizza questi materiali per le proprie collezioni, ha a disposizione anche impatti ambientali certificati, utilissimi per la rendicontazione e reportistica di sostenibilità, per il calcolo dell’impronta di CO2 e per la riduzione degli impatti ambientali, nonché la possibilità di fare claim di sostenibilità a livello marketing avendo a supporto dati scientifici e certificati».

Recentemente Manteco® ha acquisito un’importante azienda

«Nel 2023 siamo diventati proprietari di Casentino Lane, storica filatura cardata situata nel Casentino, territorio patrimonio UNESCO e hotspot unico di biodiversità. Con questo stabilimento abbiamo internalizzato una fase fondamentale, come la filatura, nella produzione dei nostri tessuti in lana cardata di alta qualità, sia con lana MWool®, la nuova generazione di lana rigenerata, che Revi- Wool®, la lana vergine a basso impatto”».