«Export, un record storico da preservare»

È RECORD STORICO per l’export agroalimentare dell’Emilia-Romagna, che per l’intero 2023 raggiunge il valore massimo di sempre a 11,7 miliardi, con una crescita del 5% rispetto allo scorso anno. È quanto emerge dalla proiezione di Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati Istat relativi ai primi 11 mesi, che evidenziano peraltro che cibo e bevande Made in Italy crescono in controtendenza rispetto all’andamento generale anche a novembre.

Il 2023 è stato un anno importante per il Parmigiano Reggiano, sono state vendute 250.000 forme in più rispetto all’anno precedente, malgrado le incertezze macroeconomiche dettate dalla situazione internazionale. Nei primi dieci mesi dell’anno si è registrato un aumento dell’export del 5,6% rispetto al 2022. Il pomodoro da industria ha risentito dell’alluvione di maggio, ma ha comunque fatto registrare una qualità molto alta (con un grado brix di 4,87) ed è stato pagato un uno degli indici di pagamento più alti degli ultimi anni, 150 euro a tonnellata. Un prezzo che riconosce l’alta qualità del prodotto e ha fatto recuperare in parte l’aumento dei costi di produzione.

Con il via libera della Commissione europea alla rimodulazione del Pnrr l’agricoltura ha incassato il raddoppio dei fondi. Un ennesimo risultato ottenuto dalla Coldiretti, che in quest’ultimo anno ha fatto pressing sul Governo per ottenere un aumento dei fondi in considerazione della significativa adesione ai bandi su alcune misure come i contratti di filiera che per la più importante organizzazione agricola italiana ed europea costituiscono un passaggio strategico per il rilancio del settore agroalimentare. Coldiretti ha anche chiesto più risorse per le agroenergie per sostenere la svolta green e consentire alle imprese agricole di ridurre i costi energetici che le conseguenze della guerra in Ucraina hanno reso particolarmente onerosi e rafforzare il reddito con la cessione dell’energia prodotta. I

l piano rivisto dal Governo Meloni e ‘promosso’ da Bruxelles prevede infatti il passaggio della dotazione da 3,68 a 6,53 miliardi. Dai fondi del Piano nazionale complementare arrivano altri 1,2 miliardi e dunque il ‘tesoretto’ per il settore arriva a quota 8 miliardi. Una vera e propria finanziaria. I contratti di filiera in particolare ottengono un aumento di 2 miliardi, 850 milioni in più vanno alla misura ‘parco agrisolare’, che sale a 2,3 miliardi dagli iniziali 1,5 miliardi con l’obiettivo di arrivare a 1,3 gigawatt.

Sia i contratti di filiere che l’agrisole hanno registrato domande che hanno abbondantemente superato le risorse disponibili.

Si presenta dunque per il settore agroalimentare, ma per l’intero sistema economico una occasione unica. Le misure introdotte e fortemente richieste da Coldiretti mirano infatti a rafforzare la sovranità alimentare ed energetica, attraverso il coinvolgimento delle imprese agricole e delle filiere del cibo nazionali. Nonostante le difficoltà che hanno caratterizzato quest’ultimo anno per l’impatto della guerra in Ucraina le imprese hanno dimostrato una grande resilienza e capacità di investimento con una massiccia partecipazione ai bandi.

«Ora dunque occorre mettere a terra i nuovi fondi implementando i progetti». La Coldiretti ha presentato un pacchetto di interventi strategici per il settore. Si parte dal piano invasi indispensabile per aiutare il settore ad affrontare la siccità, ma anche i guasti delle piogge violente che potrebbero essere raccolte. Per la realizzazione di nuovi invasi che potrebbero aumentare la raccolta dell’acqua piovana, attualmente ferma all’11%, secondo Coldiretti, occorrerebbe un primo stanziamento di almeno 1 miliardo anche attraverso le risorse del Fondo sviluppo e coesione in corso di programmazione che si affiancherebbe così al Pnrr. La dote rafforzata per i contratti di filiera consente un importante scorrimento della graduatoria del quinto bando. Coldiretti insieme a Filiera Italia ha presentato infatti progetti operativi per un ammontare di investimenti che supera 1,4 miliardi. In totale sono state presentate oltre 300 domande e circa 6500 aziende che hanno chiesto di poter effettuare investimenti per 11 miliardi. Con il primo stanziamento sono stati compresi solo i primi 39 progetti.

Anche per l’agrisolare con i fondi aggiuntivi si potranno scorrere le domande del secondo bando comprendendo così tutte le richiesti ammissibili che sono state tantissime e hanno superato lo stanziamento iniziale. Con il secondo bando il contributo per la realizzazione di impianti sui tetti delle imprese agricole e alimentari è salito all’80%. Coldiretti ritiene rilevante anche il processo di semplificazione e di potenziamento delle strutture amministrative con l’obiettivo prioritario di dare risposte in tempi certi alle imprese e consentire così di cogliere appieno le opportunità del Pnrr. «Un’occasione unica, che non va sprecata per crescere e garantire una più equa distribuzione del valore lungo la filiera, dal produttore al consumatore » è il commento del presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Nicola Bertinelli. «In tale ottica i contratti di filiera sono fondamentali per lo sviluppo di prodotti 100% italiani per dare opportunità di lavoro e far crescere l’agroalimentare Made in Italy, in un contesto di grande instabilità internazionale ».