«Clima impazzito e danni alle colture. Subito interventi per l’emergenza fauna selvatica»

DOPO DODICI MESI DURISSIMI, Coldiretti Toscana punta al 2024 per provare ad affrontare l’emergenza ungulati, collaborando alla stesura del piano faunistico venatorio da parte della Regione Toscana. A fare il punto è la presidente Letizia Cesani, imprenditrice vitivinicola con un lungo elenco di incarichi alle spalle.

Come è andato il 2023?

«È stato un anno carico di difficoltà, duro, complicato. Uno dei più impegnativi che si ricordi. Sono ancora aperte le ferite dell’alluvione di novembre che ha seminato morte e distruzione tra Pistoia, Prato, Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Siena e Grosseto e ancora prima nell’Alto Mugello dove serviranno anni per curare le migliaia di frane e smottamenti. Diciamo così: siamo felici che sia finito».

Quali sono state le principali criticità?

«I cambiamenti climatici. Il quadro che emerge oggi, analizzando le ultime annate agricole, è di profonda incertezza. Il ciclo delle stagioni sembra essere saltato; assistiamo all’estremizzazione degli episodi meteorologici. Le frequenti anomalie climatiche portano con sé, a fianco dell’effetto evidente e visibile di quella che è una stagiona siccitosa o eccessivamente piovosa sulle produzioni, una serie di problematiche connesse come l’esplosione dei patogeni che ha caratterizzato l’ultima annata: fattori che, messi insieme, riducono la nostra capacità di produrre cibo. L’altro grande tema nei confronti del quale ci siamo messi in gioco, presentando alcune proposte alla Regione Toscana per attualizzare la legge 3, è quello della fauna selvatica, che non rappresenta più soltanto una problematicità per le imprese agricole, ma anche un tema sociale. Infine, ma non ultimi per incidenza, l’aumento dei costi di produzione che riducono pericolosamente la sostenibilità economica delle nostre imprese e il tema dei prezzi pagati ai produttori, nei confronti del quale dobbiamo continuare a lavorare per diffondere e rafforzare i contratti di filiera».

Quali invece gli aspetti positivi?

«La nostra capacità di crescere con costanza, malgrado le tante difficoltà che hanno costellato questi anni, a partire dalla pandemia e dell’instabilità geopolitica internazionale. Pensiamo al nostro export, che ha raggiunto livelli mai toccati fino a oggi (3,3 miliardi di euro, un dato in aumento anche nel 2023) e alla Dop Economy, la somma del valore delle prodizioni Dop e Igp, che ha superato 1,2 miliardi di euro. Tra i risultati storici, non possiamo dimenticare l’approvazione della legge contro il cibo sintetico a tutela della salute e della sicurezza alimentare degli italiani che abbiamo sostenuto raccogliendo 35mila firme di cittadini toscani e il sostegno trasversale di 100 amministrazione comunali. Una legge che ha fatto da apripista a un tema che fino a oggi era stato sottovalutato. Poi il potenziamento dei fondi del Pnrr destinati al sistema agroalimentare per ridurre la dipendenza dall’estero dalle importazioni, tagliare i costi dell’energia con il fotovoltaico sulle stalle e cascine e sostenere i trasporti con gli investimenti nella logistica. I motivi per essere felici non mancano».

Quali obbiettivi vi siete dati per il 2024?

«Continuare a essere una forza propositiva e concreta; un interlocutore di riferimento e affidabile delle istituzioni a tutti i livelli, sul territorio, nei piccoli comuni fino alla Regione Toscana. Penso all’approvazione del piano faunistico venatorio nei confronti del quale abbiamo avanzato le nostre proposte alla Regione, proposte anche di rottura per sollecitare una riflessione generale sulla legge 3 che ormai ha 30 anni. E ancora: la revisione della legge 65 e degli strumenti urbanistici relativi all’edilizia rurale, il recupero dei piccoli invasi per raccogliere le acque piovane necessarie per le coltivazioni, ma anche per difendere il territorio dal rischio incendi e il grandissimo lavoro che stiamo facendo con interlocutori come Ibe-Cnr e Valoritalia in materia di ricerca, innovazione e formazione. Coldiretti è abituata alle sfide».